02:47 05 Marzo 2021
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Chiudere o non chiudere l'Italia in un nuovo lockdown che ci preservi tutti contro le nuove varianti del coronavirus? Il direttore dell'Inmi Vaia è assolutamente contrario.

Sull’ipotesi di un lockdown totale che riguardi l’intero territorio nazionale gli scienziati italiani appaiono divisi. Il direttore dell’Istituto nazionale di malattie infettive (Inmi) Francesco Vaia ha detto a RaiNews 24 che non serve il lockdown nazionale e che per favore si eviti di creare psicosi di massa.

Le varianti sono certamente un problema, ma è monitorato dall’Inmi e quindi non serve il “panico”.

“Siamo contrari che si creino delle psicosi di massa”, ha detto Vaia ricordando che a settembre il problema riguardava la variante spagnola che colpiva in particolare i giovani.

In quella occasione si chiese ai giovani di fare particolare attenzione per evitare di contagiare gli anziani.

Vetrina di un negozio con restrizioni anti-Covid
© Sputnik . Evgeny Utkin
Vetrina di un negozio con restrizioni anti-Covid

No ad un aggravamento delle misure di contenimento quindi, piuttosto consiglia di “applicare con severità le misure che abbiamo. Un lockdown severo non serve, ma occorrono chiusure chirurgiche”.

Ma Vaia si spinge oltre piano medico ed entra in quello politico affermando:

“Voglio dire un no netto e chiaro all'utilizzo delle varianti come 'clava politica'. La scienza sia sempre libera da interessi economici e politici”.

Lockdown sì o no?

In Italia la confusione inizia ad essere oggettiva nelle persone, perché Walter Ricciardi, consulente personale del ministro della Salute sono due giorni che invoca il lockdown nazionale. Inoltre ieri sera a Che Tempo che Fa ha detto chiaro e tondo che certe cose si sanno da tempo e che la politica non è trasparente e capace di prendere decisioni.

In difesa di Ricciardi, indirettamente, è giunto il professore Crisanti che ha chiesto un lockdown in Italia come è in vigore in altri Paesi europei, affermando che siamo gli unici che stanno a pensare alle cene fuori casa.

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