18:17 07 Marzo 2021
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Dopo le polemiche per la mancata ripartenza degli impianti da sci, anche il virologo Giorgio Palù, intervistato dal Corriere della Sera si dichiara contrario alle riaperture: "Ci aspettano altri due o tre mesi di sacrifici".

Per qualche altra settimana dovremo rinunciare “ad attenuazione di colori e tentazioni di riaperture”. Lo ha detto in un’intervista al Corriere della Sera il virologo e presidente dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, Giorgio Palù. Sullo sfondo ci sono le polemiche per la mancata riapertura degli impianti sciistici decisa in extremis dal ministro della Salute, Roberto Speranza, provocando non poche polemiche.

"Ci aspettano altri due o tre mesi di sacrifici"

Ieri ad invocare un nuovo lockdown nazionale con la chiusura delle scuole era stato il consigliere del ministro, Walter Ricciardi. Quella di Palù è una posizione più morbida. Ma anche il presidente dell’Aifa mette in guardia sugli eventuali passi falsi.

“Non è il momento di distrazioni”, dice al Corriere. Se è vero che la curva epidemica è in lenta discesa è vero anche che finché non si sarà abbassato l’indice di contagio bisognerà mantenere alta la guardia.

Il virologo si dichiara contrario alle riaperture, comprese quelle degli impianti da sci, delle scuole superiori e delle università. Ma c’è anche spazio per l’ottimismo. “se terremo a bada il virus nei prossimi due tre mesi, forse usciremo dal raggio della sua minaccia”, spiega l’esperto. Il motivo è che “le infezioni respiratorie raggiungono il picco in inverno e in primavera-estate si mitigano”.

Preoccupa la diffusione delle varianti

Resta però la preoccupazione per le varianti, che “rendono il Sars-CoV-2 più contagioso e quindi aumentano il rischio di ricoveri in ospedale e di decessi”. Per contrastarle, il metodo, però, è sempre lo stesso.

E Palù rassicura sul fatto che “il virus ha tutto l’interesse a farci sempre meno danni”. “Il suo scopo – chiarisce - è diventare endemico, restare con l’uomo per sempre, visto che ormai la specie umana è diventata il suo serbatoio naturale”.

“Sarà importante – aggiunge - studiare tutti i suoi geni per capire fino a che punto si adatterà e quanto tempo impiegherà a smettere di farci paura”.

I vaccini funzionano sulle mutazioni del Covid

I vaccini, ha poi spiegato il virologo, in linea di massima funzionano anche sulle mutazioni del virus. E anche se perdono di efficacia di fronte ad una determinata variante “mantengono sempre la capacità di bloccare l’infezione attraverso la produzione di anticorpi neutralizzanti diretti contro l’intera proteina Spike”.

Infine, Palù, apre alla possibilità di allargare l’utilizzo del siero di Astrazeneca fino a 65 anni, eventualità che consentirebbe di accelerare la campagna di immunizzazione nelle scuole.

L’obiettivo resta la vaccinazione di massa, su modello israeliano. In questo Paese, ricorda Palù, la pandemia è “crollata” nonostante circolino anche le varianti del virus.

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