15:10 05 Marzo 2021
Italia
URL abbreviato
Di
0 01
Seguici su

Colpa della pandemia che ha costretto i ragazzi a casa con internet come unico mezzo di contatto con il mondo e della mancanza di controllo per il 40% dei giovani.

Un anno da record il 2020. In tutti i sensi. Anche per il cyberbullismo e per la pedopornografia. Secondo i dati presentati dalla Polizia di Stato in occasione del Safer Internet Day e per l’iniziativa “Cuoriconnessi”, i reati sui minori in rete hanno avuto un vero e proprio boom nell’anno appena concluso e il capo della Polizia Franco Gabrielli ha voluto ricordare che “la rete è un grande spazio di libertà ma deve essere utilizzata con molta attenzione; i comportamenti innocui o apparentemente innocui posso diventare invece comportamenti pericolosi”.

I dati del 2020

I reati principali che vengono denunciati e riscontrati in rete dalle autorità sono la pedopornografia, l’adescamento, il cyberbullismo, la sextortion, le truffe online, il furto di identità digitale e il body shaming.

Nel 2020 è stato registrato un aumento del 77% del cyberbullismo e uno spaventoso incremento del 132% dei casi di pedopornografia online.

In crescita del 90% anche il numero delle persone indagate.

A preoccupare è anche la fascia di età delle vittime, che scende ancora: un numero maggiore di ragazzi colpiti da questi reati è nella fascia di età di 10 anni. Nel 2018 i casi denunciati erano stati 14, 26 nel 2019 e 41 casi di vittime sotto i 10 anni nel 2020.

Altro dato che preoccupa è l’aumento dei casi di sextortion o ricatto sessuale: il reato consiste nel minacciare di rendere pubbliche le informazioni private di una vittima a meno che questa non paghi dei soldi all’estorsore. L’estorsione può essere ideata su frammenti di messaggi di testo sessuali, foto private e anche video.

Questo fenomeno che fino a pochi anni fa riguardava minori dai quattordici anni in su, nel 2020 è sceso nella fascia di vittime inferiori a 13 anni. Su 14 casi quattro riguardano addirittura minori nella fascia d’età 0-9 anni.

© Foto : CC0
Bambino si nasconde

L’avvertimento della Polizia

Per Gabrielli “il web è un luogo di socializzazione importante che ci ha offerto in questi anni delle potenzialità che l’umanità non ha mai conosciuto prima ma che, come tutti gli strumenti, ha risvolti positivi e negativi a seconda dell’uso che se ne fa".

In particolare durante la pandemia è stato ed è “il rifugio di moltissime persone, prevalentemente dei ragazzi cui è stata sottratta parte significativa della socialità e quindi sono diventati non sono usuari, ma a volte anche prede” e “vittime privilegiate” dei pericoli della rete.

Ma per il prefetto è obbligatorio ricordare che “il web è straordinario, ma può anche diventare uno strumento di morte. Per questo i genitori hanno un ruolo fondamentale”, visto che la Rete “che troppo spesso immaginiamo come un luogo sicuro perché confinato in casa, è invece molto più pericolosa di tanti luoghi aperti”.

Le parole di Gabrelli sono arrivate proprio nel giorno in cui il social network TikTok ha deciso di chiedere l’età agli utenti italiani, dopo le sollecitazioni del Garante della Privacy Pasquale Stanzione in seguito alla morte di Antonella, la bambina palermitana di 10 anni deceduta nel corso di una sfida lanciata su quella piattaforma.

Poco o nullo il controllo dei genitori

E a confermare l’allarme di Gabrielli i dati dell’Osservatorio scientifico no profit “Social Warning-Movimento etico digitale”.

Secondo le ricerche effettuate il 22% dei ragazzi è connesso 24 ore su 24, mentre il 39% naviga senza alcun limite da parte della famiglia, che nel 70% dei casi non vigila in alcun modo rispetto all’utilizzo dei social. Si tratta di dati che sono cresciuti del doppio rispetto al 2019.

Il patentino per il web

Secondo un sondaggio condotto dalla Polizia di Stato il 55% degli adolescenti è favorevole a un patentino per il web per un maggiore sicurezza sui social e su Internet.

Fra i 2.475 adolescenti delle scuole secondarie, uno su quattro ritiene che la patente per il web dovrebbe essere obbligatoria.

Nella fascia d’età dei più piccoli, 11-13 anni, uno su tre lo ritiene obbligatorio. Inoltre, per il 40,5% di coloro che hanno risposto al sondaggio, l’ingresso ai social media dovrebbe essere a 14 anni, per il 14,5% dovrebbe essere 16 anni.

Tags:
Internet, Franco Gabrielli, Polizia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook