00:30 06 Marzo 2021
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Con la pandemia aumentano i prodotti contraffatti, la denuncia di un'imprenditrice napoletana: "Nessuna sanzione per chi vende oggetti illegali sui social".

Non c’è solo la crisi prodotta dalla pandemia a pesare sul settore manifatturiero, ma anche la concorrenza dei prodotti contraffatti. Secondo Ornella Auzino, imprenditrice partenopea nel settore delle borse, la diffusione dei prodotti che imitano i brand più famosi del Made in Italy, aggravano la crisi di chi produce accessori e abiti per le grandi case di moda.

Secondo l’artigiana napoletana, citata da Askanews, nell’ultimo anno il fenomeno dei “fake” sarebbe stato tollerato e trattato come “ammortizzatore sociale, che dà ‘lavoro’ ai clandestini, ai disoccupati e alle fabbriche inattive”.

Non ci sono più soltanto gli ambulanti ma anche gli stessi artigiani “che producono per i brand del lusso”, che vendono, tramite i canali social, i prodotti in sovrapproduzione.

Made in Italy
© Fotolia / lorenzot81

Il fenomeno si chiama in gergo tecnico “overrunning” e, secondo Auzino, per contrastarlo bisognerebbe mettere in campo misure più severe a partire dalle segnalazioni su Facebook o Instagram per chi vende “prodotti illegali”.

Ad oggi non ci sono gli strumenti. Ma, continua l’imprenditrice, “se i grandi brand ed i consumatori cominciassero ad opporsi, qualcosa potrebbe cambiare”.

Auzino denuncia anche come i ristori finora riservati al suo settore, quello della pelletteria, siano stati “quasi inesistenti”. “Quello che risulta più complicato – aggiunge - è programmare il futuro”.

Un futuro che oggi è a rischio per migliaia di famiglie. “Dietro alla produzione di una borsa – sottolinea la donna – c’è un grande indotto”. Le misure di sostegno messe in campo finora non sono state sufficienti a parere dell’imprenditrice che afferma di essere stata costretta a “ricorrere all’indebitamento bancario con i tassi agevolati per il Covid” per mandare avanti l’azienda.

“Il settore della pelletteria, calzatura e piccola pelletteria – conclude – rappresenta un’eccellenza, in grado di esportare prodotti di altissima qualità, Made in Italy, in tutto il mondo”.

Ogni fabbrica che chiude, riflette, fa perdere “sempre più la speranza che si possa tramandare l’arte manifatturiera italiana”.

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