16:13 07 Marzo 2021
Italia
URL abbreviato
Di
0 10
Seguici su

Su 444 mila lavoratori che hanno perso il posto a causa della pandemia, oltre 300mila sono donne. Per invertire il trend servono politiche ad hoc e un cambio di mentalità.

Lo tsunami del Covid ha colpito soprattutto le donne che lavorano. Nel 2020 sono andati in fumo per colpa della crisi prodotta dalla pandemia 444mila posti di lavoro. In oltre 300mila casi, a farne le spese sono state le donne. Per fare un esempio forse ancora più calzante, dei 101mila lavoratori che hanno perso il posto soltanto nel mese di dicembre, 99mila sono di sesso femminile.

Eppure, secondo un editoriale di Ferruccio De Bortoli sul Corriere Economia, il contributo delle donne in ambito lavorativo è fondamentale per il nostro Paese. Quella dell'occupazione femminile, quindi, per il giornalista, è una delle sfide fondamentali che il governo di Draghi dovrà raccogliere.

La pandemia, del resto, ha solo acuito problematiche che in Italia sono endemiche. Già prima che il virus rivoluzionasse le nostre vite, infatti, nel nostro Paese era inserita nel mercato del lavoro soltanto una donna su due.

Le donne laureate, sempre secondo i dati del Corriere, sono il 22,4 per cento. Una cifra inferiore di oltre dieci punti rispetto alla media degli altri Paesi europei, del 35,5 per cento. E per chi sceglie di conciliare famiglia e vita professionale non ci sono abbastanza aiuti da parte dello Stato.

“Sicuramente i giovani e le donne sono le prime vittime della crisi globale” che “tende a colpire i settori in cui la partecipazione dei giovani e delle donne è più probabile: commercio, ristoranti, hotel, compagnie aeree”, spiegava in un’intervista a Sputnik Italia, Massimiliano Mascherini, responsabile delle ricerche sulle politiche sociali per Eurofound, agenzia europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

Inoltre, prosegue l’analisi “giovani e le donne hanno una partecipazione al mercato del lavoro più atipica, con contratti a tempo determinato o part time, che durante una crisi non vengono rinnovati”.

La soluzione per l’esperto è un cambiamento non solo politico ma culturale. “Il lockdown e la chiusura delle scuole hanno fatto sì che le donne occupate con il telelavoro si siano ritrovate a dover coprire le loro responsabilità lavorative, ma anche a fornire più tempo per dare assistenza ai loro figli o alle persone più anziane”, spiega Mascherini, con una maggior carico, quindi, proprio sulle donne.

Oltre ad una svolta dal punto di vista della mentalità, però, secondo il Corriere, è necessaria l’introduzione di “infrastrutture sociali e congedi parentali”, che potrebbero far aumentare la percentuale di donne lavoratrici “dal 48 per cento al 62 per cento in 5 anni”.

Correlati:

Occupazione in Italia, -444 mila nel 2020 dice l’Istat
2020: anno nero del lavoro, le prime vittime donne e giovani
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook