18:38 19 Aprile 2021
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L'attivista egiziano è in carcere da ormai un anno, senza essere stato sottoposto a processo, con l'accusa di attività sovversiva. L'ultima udienza celebrata pochi giorni fa, ha prolungato di altri 45 giorni la detenzione preventiva.

La famiglia Zaki attraverso l'agenzia Ansa ha lanciato un appello per la concessione della cittadinanza al figlio, l'attivista per i diritti umani Patrick Zaki, accusato di essere un sovversivo e per questo in carcere da quasi un anno. Secondo Riccardo Noury, portavoce in Italia di Amnesty International, un provvedimento del genere potrebbe "fare la differenza" nel coinvolgimento dell'Italia per la liberazione dello studente dell'Università di Bologna. 

Contestualmente la piattaforma Station to Station ha lanciato una petizione on line, che ha già raggiunto oltre 115.000 firme per la concessione della cittadinanza. 

"La raccolta di firme online lanciata per chiederlo è davvero un'ottima iniziativa ma spero non resti solo una petizione, spero che accada presto. La famiglia si unisce a questo appello", ha detto Marise Zaki, sorella di Patrick, in un'intervista esclusiva ad Ansa.  

La famiglia chiede un impegno maggiore dell'Italia nella liberazione di Patrick Zaki.

"Si annunciano pubblicamente 'azioni riservate' ma Patrick è in carcere ormai da un anno. Sappiamo che il Governo italiano è uno storico alleato dell'Egitto e siamo certi che possano ottenere la sua libertà", spiega Marise. 

La necessità di smuovere le acque e intensificare gli appelli per la liberazione deriva soprattutto condizioni psicologiche in cui versa lo studente dell'ateneo bolognese, aggravate dall'emergenza sanitaria, dal rischio contagi in carcere e dalla sospensione delle visite dei familiari dovuta alla pandemia. 

Chi è Patrick Zaki

L'egiziano Patrick George Zaki, ventinovenne studente dell'Università di Bologna, è stato arrestato nel suo paese tra il 7 e l'8 febbraio del 2020.

Tra i capi d'imputazione a suo danno figura anche l'accusa di propaganda sovversiva su Facebook, definita fake news dai legali del ragazzo.

La sua famiglia non lo vede da inizio marzo e in passato ha denunciato torture ai suoi danni, mirate anche a estorcere al ricercatore confessioni sul suo rapporto con l'Italia e Giulio Regeni. Diverse udienze si sono svolte senza la presenza di Zaki né dei suoi legali. 

All'inizio del mese di luglio, Riccardo Noury, rappresentante in Italia di Amnesty International, aveva sollecitato il governo Conte affinché chiedesse la grazia per i prigionieri di coscienza tra cui Zaki approfittando di un'amnistia concessa dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

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Egitto, Italia
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