23:47 25 Febbraio 2021
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Dopo che in autunno era stato detto no a una sperimentazione gratuita con 10mila dosi. Il mese scorso la Germania ha ordinato il primo lotto da Latina.

Oggi potrebbe essere il giorno decisivo per l’autorizzazione delle cure con gli anticorpi monoclonali da usare nella lotta al coronavirus anche in Italia.

Secondo quando scrive il Fatto Quotidiano nella sua versione cartacea oggi si riunisce l’Aifa con il Comitato tecnico scientifico per decidere se dare il via libera all’uso d’emergenza della cura Bamlanivimab contro il coronavirus, alla stregua di quanto fatto in Germania.

Berlino il mese scorso, infatti, ha acquistato un primo lotto di 200mila dosi proprio dalla compagnia americana Eli Lilly che produce nello stabilimento di Latina.

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© Foto : Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo//Federica Belli
La richiesta di autorizzazione è stata caldeggiata da settimane dal presidente dell’Aifa Giorgio Palù che si è scontrato con la direzione generale dell’agenzia del farmaco che ha osteggiato l’uso delle terapie anticorpali.

Per l’uso della cura basta adesso un’ordinanza in base alla legge 2019/2006 già utilizzata nel 2015 nel caso del virus Ebola.

L’offerta di 10mila dosi gratis a ottobre

A ottobre la compagnia farmaceutica americana Eli Lilly, che ha la sua base europea in Italia, aveva offerto la sperimentazione gratuita dei monoclonali per 10mila pazienti sul territorio italiano.

All’epoca della riunione tra i vertici del governo, dell’Aifa, del Comitato tecnico scientifico e della società americana l’offerta della sperimentazione venne fatta cadere nel vuoto.

Il ritardo dei vaccini e la rincorsa ai monoclonali

Il tema è diventato di strettissima attualità dopo l’annuncio di Pfizer, AstraZeneca e Moderna di possibili ritardi nelle consegne delle dosi di vaccino anti-Covid pattuite.

Il 12 gennaio Palù era tornato alla carica chiedendo una fase sperimentale, ma c’era stata un’altra frenata, con l’avvio di uno studio embrionale per dei monoclonali in Toscana.

Adesso sembra che la strada sia segnata e che anche l’Italia potrà mettersi in fila per la cura prodotta a pochi chilometri da Roma, utilizzata anche per curare l’ex presidente americano Donald Trump.

Il produttore: vendiamo a tutti tranne che all’Italia

Sulle pagine del Fatto anche la rabbia dell’imprenditore che produce il Bamlanivimab.

“Dal mio impianto esce il farmaco. Sa che mi succede se lo porto fuori da questo cancello? Succede che mi arrestano, perché in Italia non è autorizzato”, ha denunciato Aldo Braca, il titolare della Bsp Pharmaceuticals di Latina.

Gli ultimi studi pubblicati confermano una riduzione del rischio di morte del 70%.

Il farmaco è stato acquistato dagli Stati Uniti, dal Canada, da Israele, dalla Germania, dall’Inghilterra e dall’Ungheria.

“Non ci dormo la notte, da quando ho iniziato a mandare via il prodotto. Mi fa incazzare non una, ma dieci volte. Lo scriva pure questo. Ma la prego, aggiunga: l’Italia deve darsi una mossa”, ha detto senza mezzi termini.
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