22:18 25 Febbraio 2021
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L'operazione è stata resa possibile grazie a centinaia di ore di intercettazioni effettuate nello studio di un avvocato connivente coni clan mafiosi.

Un'indagine della Dda di Palermo si è conclusa questa mattina con un blitz dei Carabinieri del Ros che ha portato complessivamente a 23 fermi in un'operazione che ha coinvolto le maggiori famiglie mafiose agrigentine e trapanesi. A riportarlo quest'ogg è il Giornale di Sicilia.

Nell'inchiesta sono rimasti coinvolti anche un ispettore e un assistente capo della polizia, per i quali l'accusa è quella di concorso esterno in associazione mafiosa, accesso abusivo al sistema informatico e rivelazione di segreti d'ufficio, ma anche di un avvocato.

Per tutti gli indagati le ipotesi di reato sono, a vario titolo, quelle per mafia, estorsione e favoreggiamento aggravato.

Le riunioni nello studio di un avvocato

Gli inquirenti hanno appurato che per un periodo di 2 anni i capimafia di diverse province siciliane si erano riuniti nello studio di un'avvocatessa di Canicattì, Angela Porcello, finita in prigione in seguito al blitz dei militari del Ros.

La professionista, stando agli accertamenti effettuati, era compagna di un mafioso e aveva assunto un ruolo di spicco in Cosa nostra, nella quale svolgeva il ruolo di consigliera oltre ad essere responsabile dell'organizzazione dei summit.

L'avvocato aveva inoltre assicurato i capi dei mandamenti di Canicattì, della famiglia di Ravanusa, Favara e Licata, un ex fedelissimo del boss Bernardo Provenzano di Villabate e il nuovo capo della Stidda circa l'impossibilità di effettuare intercettazioni nel suo studio.

In realtà gli inquirenti sono riusciti a mettere insieme centinaia e centinaia di ore di intercettazione, che hanno permesso di far luce sugli assetti dei clan, sulle dinamiche interne alle cosche e di coglierne in diretta, dalla viva voce di mafiosi di tutta la Sicilia, storie ed evoluzioni.

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