03:13 05 Marzo 2021
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Berlino non ha atteso il via libera dell’Ema e ha acquistato 200mila dosi della cura che ha aiutato anche Trump a guarire.

Da mesi le notizie sull’efficacia delle cura a base di anticorpi monoclonali anti-Covid circolano su giornali di settore e sulle scrivanie dei ministeri della Salute e delle agenzie del farmaco di mezzo mondo. Una delle due cure autorizzate nel mondo viene prodotta a Latina e milioni di dosi sono già partite verso gli Stati Uniti. Adesso, oltre a Washington, il trattamento che ha aiutato anche l’ex presidente Donald Trump a guarire dal coronavirus è stato acquistato anche dalla Germania. E l’Italia? Secondo il Fatto Quotidiano, che a novembre per primo aveva parlato della storia dei monoclonali della Eli Lilly, Roma resta in attesa e, invece di rifornirsi con le dosi prodotte sul territorio italiano, ha aperto un “bando per lo studio”.

Il caso Germania

Domenica il ministro della Salute tedesco Jens Spahn ha annunciato che la Germania ha acquistato 200mila dosi di Regeneron e del Bamlanivimab della Eli Lilly, il farmaco neutralizzante prodotto anche in Italia che a ottobre era anche stato offerto in sperimentazione gratuita alle autorità italiane.

Gli anticorpi monoclonali, costati 400 milioni di euro, arriveranno già questa settimana negli ospedali universitari tedeschi per curare i pazienti più a rischio. 

La decisione di Berlino è legata alla necessità di avere un’altra cura a disposizione per controllare la pandemia dopo i ritardi dei vaccini. Così il governo di Angela Merkel non ha atteso il via libera dell’Agenzia europea del Farmaco, a differenza dell'Italia, e ha comprato il lotto.

I ritardi dell’Italia

A ottobre la compagnia farmaceutica americana Eli Lilly, che ha la sua base europea in Italia, aveva offerto la sperimentazione gratuita dei monoclonali per 10mila pazienti sul territorio italiano. All’epoca della riunione tra i vertici del governo, dell’Aifa, del Comitato tecnico scientifico e della società americana l’offerta della sperimentazione venne fatta cadere nel vuoto.

Secondo il Fatto Quotidiano la decisione è legata all’investimento da 380 milioni di euro fatto dal governo italiano in un progetto della fondazione Toscana Life Sciences (TLS), ente non profit di Siena, in collaborazione con lo Spallanzani e diretto dal luminare Rino Rappuoli, sugli anticorpi.

Questo studio, però, è ancora in una fase primitiva e la produzione non inizierà prima della primavera 2021.

Il farmaco Eli Lilly che curò Trump

Il Bamlanivimab o Cov555, questo il nome della cura a base di anticorpi monoclonali della multinazionale americana, ha una potente efficacia nel ridurre la carica virale, i sintomi e il rischio di ricovero, pari all’80% secondo uno studio di Fase2 randomizzato condotto negli USA e secondo la Fase 3 portata avanti nelle case di cura sui residenti anziani.

Grazie a questi risultati dal 9 novembre gli Stati Uniti hanno acquistato un milione di dosi, seguiti anche da altri Paesi extra-Ue. In Europa dopo la Germania è pronta a ordinare lotti della cura anche l’Ungheria, ma lo stabilimento di Latina ha una capacità di produzione di 100mila dosi al mese e quindi chi arriverà dopo dovrà necessariamente aspettare.

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