14:47 05 Marzo 2021
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Lo sviluppo del vaccino russo contro il coronavirus (239)
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La proposta dell'assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato, per mandare avanti la campagna vaccinale dopo la riduzione delle dosi consegnate dalla Pfizer: "Non importa da dove venga il vaccino, basta che sia sicuro e che arrivino le fiale".

Dopo l’accordo firmato con l’Ungheria e l’apertura della cancelliera tedesca Angela Merkel, anche in Italia si fa strada l’idea di un possibile utilizzo dello Sputnik V, il vaccino anti-Covid sviluppato dal Gamaleya Research Institute di Mosca e commercializzato dal Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), per far fronte ai ritardi nelle forniture del vaccino Pfizer.

Ritardi che, ha reso noto il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, hanno portato ad un significativo rallentamento della campagna vaccinale, passando da una media di 80 mila iniezioni giornaliere a 28mila vaccinazioni al giorno.

Tra i primi a far sapere che l’Italia non ha alcuna preclusione sul siero prodotto a Mosca, qualora fosse autorizzato dall’Ema, è stata la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, intervistata da Radio Anch’Io, su Radio Uno.

E a lanciare un appello per l’utilizzo del farmaco russo, oggi è anche l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. "L'Agenzia europea del farmaco ci faccia usare lo Sputnik”, ha detto a La Repubblica.

“A noi poco importa che il vaccino sia russo, cinese o tedesco – ha proseguito l’assessore, facendo riferimento ai colloqui in corso con diversi Stati europei - basta che superi tutti i controlli di qualità e che poi arrivino le fialette, altrimenti saremo costretti a procedere a rilento".

Anche nel Lazio, infatti, come si legge sullo stesso quotidiano, le vaccinazioni sono al palo a causa dei ritardi da parte della Pfizer, che nelle prossime settimane invierà almeno il 20 per cento delle dosi in meno.

Negli ospedali della regione si potrebbero effettuare 25mila inoculazioni al giorno, che ora sono ferme a 6mila proprio per la penuria di fiale. Le poche rimaste vengono utilizzate per somministrare il secondo richiamo agli operatori sanitari che hanno già ricevuto la prima dose.

"Dobbiamo correre – incalza D’Amato - e andare più veloci delle mutazioni del coronavirus”. Anche il virologo Giorgio Palù, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), rispondendo alle domande di Sputnik Italia durante un incontro con i giornalisti della stampa estera, ha sottolineato l’importanza di una valutazione del vaccino russo da parte dell’Ema.

“Una volta che la vaccinazione procederà sarà anche utile verificare se avremo bisogno di altri vaccini”, ha spiegato. “Io personalmente – ha aggiunto - credo che sia una ricchezza avere disponibilità di vaccini alternativi, soprattutto basate sulle piattaforme tecnologiche diverse”.

All’inizio della settimana il team dell’Ema ha completato la revisione scientifica dello Sputnik V e il Fondo russo per gli investimenti diretti ha presentato domanda per il via libera alla distribuzione in Europa. La risposta dovrebbe arrivare a febbraio.

Il vaccino russo Sputnik V

Il vaccino sviluppato dal Gamaleya Research Institute utilizza un vettore adenovirale umano per indurre la risposta immunitaria nell'organismo. Per essere efficace ha bisogno di due richiami, somministrati a distanza di 21 giorni. Finora gli studi clinici hanno evidenziato un’efficacia totale contro la forma grave della malattia.

Nei giorni scorsi il direttore dell’RDIF, Kirill Dmitriev, ha fatto sapere che sono diversi i Paesi europei interessati alla fornitura del siero anti-Covid russo.

In primis l’Ungheria, che ha firmato un accordo per la fornitura di un grande quantitativo di dosi, ma anche la Germania, con la quale, ha detto Dmitriev "c'è un buon dialogo anche relativamente alla possibile produzione” sul territorio tedesco.

“C'è un grande interesse da parte dei singoli Paesi della Ue – ha sottolineato il numero uno dell’RDIF - ma naturalmente seguiremo tutte le procedure dell'Ema”.

Finora il vaccino russo è stato autorizzato dalle autorità di Emirati Arabi, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan e Bielorussia.

E la campagna vaccinale va avanti anche in Russia. L’obiettivo è arrivare a 68 milioni di persone immunizzate entro l’estate.
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