15:53 05 Marzo 2021
Italia
URL abbreviato
Di
360
Seguici su

Lo rivela uno studio dell’università di Padova che ha indagato gli effetti del confinamento sulle abitudini alimentari degli italiani nel 2020.

La pandemia globale ha causato drastici cambiamenti nel rapporto della popolazione con il cibo, sia per la disponibilità e l’accessibilità agli alimenti sia nella relazione con l’alimentazione, il modo in cui si mangia e quanto si mangia. Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, in collaborazione con l’Università di Losanna e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, durante il primo e il secondo lockdown nel 2020 sono aumentati sia i disturbi da fame emotiva e da stress sia l’alimentazione incontrollata.

La ricerca, che si intitola Increased emotional eating during Covid-19 associated with lockdown, psychological and social distress, è stata pubblicata nella rivista “Appetite” e ha analizzato diversi fattori tra cui gli indici di fame emotiva sia nella prima fase di confinamento rigido sia nella seconda, la cosiddetta Fase 2, in cui le misure restrittive erano state allentate.

Le abbuffate e la tristezza

In particolare, lo studio ha analizzato da una parte la tendenza a mangiare quando si è in preda allo stress o a emozioni negative come la tristezza, e dall’altra la frequenza alle abbuffate compulsive: cioè gli episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando.

© CC0 / Pixabay
La pizza

La combinazione di stress, ansia, depressione e isolamento, con la ricerca compulsiva di accumulare cibo nel panico dei supermercati presi d'assalto e il cambiamento delle abitudini alimentari, con pasti abbondanti cucinati a casa, hanno contribuito all’aumento di disordini alimentari soprattutto nelle fasce più fragili della popolazione

Il sondaggio online

I dati dello studio sono stati raccolti dal 14 al 19 maggio del 2020. Sono state intervistate 365 persone tra i 18 e i 74 anni provenienti da tutta Italia che hanno risposto anche a domande “relative alla loro abitazione, al rapporto che avevano con le persone con cui vivevano e a come è cambiato il loro lavoro durante la quarantena”, ha spiegato Cinzia Cecchetto docente dell’Università di Padova, prima autrice dello studio.

Le domande sono state proposte sia per la Fase 1 che per la Fase 2 del lockdown, per poter mettere a confronto le risposte e le sensazioni e l’impatto dell’isolamento forzato sulle abitudini alimentari degli italiani.

“Abbiamo osservato che un elevato livello di ansia e depressione, insieme a fattori come una peggiore qualità della vita e delle relazioni sociali, hanno portato a maggiore fame emotiva, mentre alti livelli di stress si sono risolti in episodi di abbuffate compulsive”, ha aggiunto Marilena Aiello della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste.

Fame del corpo o della mente?

Lo studio ha osservato le nuove abitudini alimentari causate e legate all’isolamento e alla nuova situazione di stress e “ha inoltre messo in evidenza un elemento di vulnerabilità che viene spesso ignorato: l’alessitimia”, ha aggiunto Aiello.

© Fotolia / Ivanmateev
Una ragazza si appresta a mangiare dei pasticcini al cioccolato

L’alessitimia è “la difficoltà di alcuni individui nell’identificare i propri sentimenti e nel distinguere tra sensazioni emotive e fisiche”, ha spiegato l’esperta aggiungendo che “persone con alti livelli di alessitimia hanno mostrato maggiori probabilità di incorrere in episodi di fame emotiva”.

Il picco di questi comportamenti alimentari distorti è stato raggiunto nella Fase 1 e quindi l’introduzione delle deroghe al lockdown ha aiutato “le persone a reagire con un minore malessere emotivo”, ha sottolineato ancora Aiello.

I timori per la salute

Lo studio pubblicato su “Appetite”, ha rivelato anche che, in un momento di grande pressione per la salute pubblica e di timore per l’aumento dei contagi, oltre a pensare alle misure per fermare la trasmissione del coronavirus bisogna porre in essere misure sanitarie e nutrizionali per mitigare l’impatto degli effetti negativi di altri possibili lockdown.

“Questi effetti sono stati evidenziati su partecipanti sani, senza precedenti clinici di disturbi dell’alimentazione. – ha dichiarato Sofia Adelaide Osimo, dell’Università di Losanna – Questo ci mostra che misure di contenimento quali il lockdown, per quanto necessarie per contenere l’epidemia, hanno degli effetti negativi sulla salute mentale e sul comportamento alimentare dei cittadini”.

Per questo motivo la proposta dei ricercatori è di introdurre tra le misure di sostegno imprescindibili alla popolazione nei periodi di lockdown “il supporto psicologico, facendo particolarmente attenzione a individui vulnerabili e alle manifestazioni alimentari del malessere psicologico”.

Tags:
dieta, Coronavirus
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook