11:39 26 Febbraio 2021
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Il presidente del Coni lancia un appello al governo perché sani il problema della governance prima che il Cio sanzioni il Paese.

Le lancette corrono e il tempo è ormai agli sgoccioli. Il 27 gennaio l’Italia dello sport rischia di vedersi privare dell’inno nazionale e del tricolore per i prossimi giochi olimpici di Tokyo.

La ragione è da ricercare nella mancata approvazione di un decreto che stabilisce la governance e l’autonomia del Coni, in aperta violazione dell’articolo 27 della Carta Olimpica.

Giovanni Malagò, presidente del Coni, da settimane lancia appelli all’esecutivo, che adesso in piena crisi ha anche questa grana da risolvere.

“Ogni giorno che passa la situazione si fa più complessa e preoccupante. Il lato positivo è che tutti i soggetti istituzionali in campo sono perfettamente al corrente della problematica, che si sono impegnati a risolvere seppur al fotofinish”, ha detto in un’intervista al Messaggero Malagò.

Secondo il numero uno del Coni la situazione è stata trascinata a lungo: “Il 24 giugno 2019, giorno dell'assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026 a Milano-Cortina, il presidente del Cio Bach, per rispetto della storia del Coni e qualcosa anche grazie al rapporto col sottoscritto, si è fidato del premier Conte che gli promise con una stretta di mano di risolvere questa grave situazione”, che doveva arrivare tramite decreto legge.

Adesso che il tempo rimasto è troppo poco, appena 10 giorni, di deve “intervenire per sanare lo spaventoso contenzioso col Cio e, nei mesi successivi, entrare nel dettaglio”.

La violazione dell’articolo 27

Il problema da risolvere riguarda l’articolo 27 della Carta Olimpica che stabilisce che il Coni, come gli altri comitati nazionali sia autonomo, come ha spiegato Malagò, parlando di un vero e proprio “obbligo”.

In base all’articolo il Coni “deve avere asset”, “deve avere l'autonomia gestionale di organizzare eventi, progetti di marketing, senza doverne rispondere ad altri soggetti, tanto più allo Stato” e “deve avere personale per fare tutto ciò, mentre adesso l'unico dipendente del Coni sono io in quanto legale rappresentante”, ha spiegato Malagò facendo riferimento alla riforma dello sport.

Altro vulnus dell’intervento statale è quello relativo agli stipendi dei collaboratori pagati da Sport e Salute, “con un aggravio di costi per il Coni che deve aggiungerci Iva e un ulteriore 5% per la prestazione ricevuta. E a Sport e Salute fa capo anche la società che controlla la mia e-mail. Tutto ciò che è categoricamente vietato dalla Carta Olimpica”.

Le conseguenze

Il 27 gennaio quando si riunirà l'Esecutivo del Comitato Olimpico Nazionale in call conference, il Cio potrebbe prendere una decisione analoga a quella stabilita per la Russia che non potrà partecipare agli eventi internazionali (Olimpiadi e Mondiali) sotto la propria bandiera e il proprio inno.

Se il Cio deciderà di sanzionare il Coni, il danno d’immagine sarà molto grave e non è facile capire se e quando si potrà eventualmente tornare indietro.

Gli atleti olimpici italiani non potranno sfilare sotto la bandiera italiana e gli sarà vietato anche di ascoltare il proprio inno nazionale.

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Coni, Giochi Olimpici
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