22:42 13 Aprile 2021
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In Sicilia il deposito nazionale unico di scorie radioattiva "non sa da fare", a dirlo è Gianfranco Micciché. Anche la Sicilia, quindi, si chiama fuori come hanno fatto la maggioranza dei territori inclusi nella mappa.

Anche la Sicilia non dice “pimby”, ma “nimby” in riferimento al deposito nazionale di scorie radioattive che da qualche parte in Italia dovrà prima o poi essere costruito per accogliere le nostre scorie radioattive che ora paghiamo profumatamente per mandare all’estero.

Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale siciliana lo dice chiaro e tondo:

“Nessuno dei quattro siti siciliani può essere considerato idoneo al programma di stoccaggio delle scorie nucleari. Si tratta di una proposta fuori dal mondo da restituire al mittente”.

In precedenza si erano già defilate la Sardegna, alcuni comuni della provincia di Bari e delle Murge, alcuni comuni della provincia di Matera e molti altri ancora tra quelli citati nel documento che identifica quasi 70 siti potenzialmente idonei in Italia ad ospitare un eventuale deposito di scorie radioattive che l’Italia produce ogni anno.

Le Madonie non si toccano

“Mi sembra assurdo che in un’area naturale protetta come il Parco delle Madonie si possa immaginare di creare un deposito di scorie nucleari”, ha detto Micciché riferendosi al piano nazionale presentato dalla Sogin, la società dello Stato incaricata dello studio preliminare.

Nessuno ha imposto niente

In realtà il Governo non ha imposto nulla a nessun territorio, lo studio è servito solo a individuare dei siti potenzialmente idonei che non ricadessero in zone sismiche, ad esempio.

Ma i politici locali sono ultra sensibili a questo tema e quindi la levata di scudi è automatica.

Il piano prevede un investimento da 1,5 miliardi di euro per il territorio che accoglierà il progetto.

Tags:
Scorie radioattive, Nucleare
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