22:22 15 Gennaio 2021
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Nell'intervista rilasciata a Il Corriere della Sera l'esperto e direttore dell'Istituto Mario Negri IRCCS Remuzzi ha affermato l'importanza di migliorare la campagna di vaccinazione nel Paese con una produzione interna delle dosi e una somministrazione su vasta scala.

Il direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS Giuseppe Remuzzi ha affermato, in un'intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, la necessità di riflettere sulle strategie necessarie a ottimizzare la campagna di profilassi anti-Covid. 

"Stiamo andando bene, perché esistono già tre vaccini sicuri ed efficaci e presto ne arriveranno molti altri. Ma se non facciamo tutti uno sforzo in più, non è certo che finirà bene, per lo meno a breve termine" ha affermato Remuzzi.

Tra gli strumenti per migliorare la campagna la produzione di vaccini in Italia e una somministrazione a più persone, rinviando la seconda iniezione a 120 giorni dopo la prima.

"Stiamo vaccinando 400mila persone alla settimana. Immaginiamo pure di arrivare a 700mila. Non basta. Se in Italia le cose dovessero andare come stanno andando in Inghilterra o in Germania rischiamo i mille morti al giorno. L'obiettivo di arrivare a 50 milioni di persone vaccinate entro la fine di marzo è utopico. Ma abbiamo il dovere di credere che sia possibile. E poi serve una strategia a medio termine. Altrimenti il tema dei vaccini ce lo porteremo dietro per anni" spiega Remuzzi.

Primo problema della campagna: mancata produzione in Italia

"Il primo problema è la produzione. Pfizer ha già detto che non ce la fa a coprire il fabbisogno [...] Insieme si possono fare miliardi di dosi, e un piano affidato all'Oms e alle organizzazioni internazionali dei vaccini permetterebbe di far arrivare il vaccino dove serve di più. Abbiamo un'industria farmaceutica che ci colloca al primo posto in Europa e fra i primi al mondo dopo India e Cina: fabbrichiamo l'11% della produzione mondiale di farmaci. Ma siamo fuori da questo gioco enorme" commenta Remuzzi.

Per l'esperto si tratta di partecipare a uno sforzo globale in cui ogni Paese mette a disposizione la propria capacità produttiva.

"Essere solo finanziatori e acquirenti, e non produttori in senso stretto, ci mette in una posizione di debolezza rispetto agli altri. Non riusciamo a contribuire. Se gli altri Paesi fossero come noi, non ci sarebbe alcuna disponibilità di vaccini. Servono orgoglio e lungimiranza" precisa l'esperto.

Atteso il via libera dell'Ue su AstraZeneca, nel frattempo vaccinazione su larga scala

Secondo lo scenario più favorevole, se l'Ema approva AstraZeneca, in Italia ci si potrebbe avvicinare ai 15 milioni di dosi per i prossimi mesi, ma ciò potrebbe non bastare se si fanno due dosi ravvicinate.

"Meglio vaccinare un grande numero di persone con una dose singola che un piccolo campione con due dosi. Si può ipotizzare di non fare il richiamo prima che siano passati 120 giorni. Il livello di protezione indotto dalla prima dose del vaccino è comunque molto alto" afferma Remuzzi.

Secondo gli ultimi aggiornamenti del Ministero della Salute, alla data odierna risultano 718.797 i vaccinati contro il Covid in Italia.

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