12:09 22 Gennaio 2021
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La strage di Viareggio: la Corte di Cassazione ha annullato le condanne e ha dichiarato prescritti gli omicidi colposi. E' stato chiesto un nuovo processo d'appello.

La Corte di Cassazione fa cadere le accuse di omicidio colposo per tutti gli imputati del processo contro la strage di Viareggio del giugno 2009.

Viene quindi ribaltata la sentenza della Corte di appello di Firenze. La Corte di Cassazione ha infatti annullato il reato di omicidio colposo, perché secondo i giudici è caduta l’aggravante del mancato rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

La Corte di Cassazione rimanda quindi a un nuovo processo d’appello la decisione sulla strage di Viareggio, che dovrà invece vertere sul reato di disastro ferroviario colposo.

Il nuovo processo d’appello dovrà quindi rivalutare le pene per alcune posizioni degli imputati e verificare la sussistenza di eventuali profili di colpa per l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, e dell’ex ad di Rete ferroviaria italiana (Rfi), Michele Mario Elia.

I reati prescritti

Dopo la sentenza di appello sono andati prescritti i reati di lesioni colpose plurime gravi e gravissime e l’incendio colposo. Mauro Moretti è stato l’unico a rinunciare alla prescrizione.

Restano quindi solo i reati di omicidio colposo plurimo e di disastro ferroviario.

L’inferno in una notte d’estate

La notte del 29 giugno del 2009 un treno merci che viaggiava con svariate cisterne di gas GPL a bordo, uscì dai binari e provocò la fuoriuscita del gas da alcune cisterne che nel giro di pochi minuti si estese a tutta l’area intorno la stazione di Viareggio.

Bastò una scintilla per creare un inferno di fuoco che costò la vita a 32 persone, tra cui anche bambini che dormivano nelle proprie case.

Il processo che ne è conseguito è stato molto travagliato e difficile è risultato ricostruire tutte le responsabilità, perché alcune delle imprese direttamente o indirettamente coinvolte nel disastro ferroviario hanno sede all’estero.

Il comitato dei parenti delle vittime non si è mai arreso e anche oggi ha atteso la sentenza della Corte di Cassazione che, a distanza di 11 anni, non pone la parola fine ma riapre la ferita chiedendo un processo d’appello bis.

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