18:23 25 Febbraio 2021
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Il direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma, Massimo Andreoni, intervistato dal Messaggero, denuncia la “mancanza di un piano vaccinale preciso e ben redatto”. E smonta il piano del governo: "Di questo passo entro l'estate vaccineremo non più del 30 per cento della popolazione".

"Sono passati solo 4 giorni dall'inizio della campagna è davvero presto e sarebbe strumentale fare già consuntivi”, scrive il commissario straordinario Domenico Arcuri, in una lettera inviata al Corriere della Sera per rispondere alle polemiche sui presunti ritardi sulla somministrazione del vaccino Pfizer.

Per ora, secondo i dati pubblicati dall’Ansa, sono state utilizzate soltanto il 31,3 per cento delle dosi arrivate nel nostro Paese.

E c’è già chi, come il direttore della clinica di malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma, Massimo Andreoni, mette in dubbio il fatto che, di questo passo, si possa raggiungere l’immunità di gregge entro l’estate.

Anzi. In un’intervista al Messaggero, spiega come sia più realistico immaginare che ad essere immunizzata nella prima metà dell’anno sarà non più del 30 per cento della popolazione.

Insomma, l'idea di poter vaccinare il 70 per cento degli italiani per la prossima estate la definisce "un miraggio".

Secondo Andreoni, che è anche direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), il problema starebbe nella “mancanza di un piano vaccinale ben redatto” e “preciso”.

Un fatto “deprecabile” per il medico che evidenzia come le “numerose difficoltà” che stanno emergendo “andavano analizzate molto tempo addietro”.

“È chiaro – spiega l’infettivologo al Messaggero - che alcune situazioni sono difficilmente preventivabili, come, per esempio, dare per scontato che la Pfizer produca decine di milioni di vaccini e poi invece dover fare i conti con il fatto che la multinazionale si trova in difficoltà e non riesce a mantenere la richiesta”.

Il problema, però, sottolinea, è la mancanza di un “piano B” per sopperire agli incidenti di percorso, come quello dello slittamento dell’autorizzazione dell’Ema al vaccino sviluppato da Astrazeneca.

Andreoni definisce “grave” il fatto che ci siano regioni “estremamente indietro”, oltre a denunciare la “carenza di personale medico” e la mancanza di “protocolli avviati per la profilassi”.

“Ci ritroviamo – osserva il medico - a perdere in questo momento due settimane almeno per avviare un percorso che già doveva essere abbondantemente identificato”.

“Sinceramente – aggiunge - è una situazione che lascia grosse perplessità”.

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