08:27 23 Gennaio 2021
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34 mila studenti delle scuole superiori avrebbero già abbandonato gli studi a causa di una connessione lenta e per perdita di concentrazione. Per il 46% è un anno buttato.

La didattica a distanza si sta rivelando una bomba silenziosa contro le future generazioni. Secondo l’indagine condotta da Ipsos per Save The Children, ben 34 mila studenti delle scuole superiori potrebbero non rientrare in classe.

Nell’indagine il 28% degli studenti ha dichiarato che almeno un loro compagno di classe ha smesso di seguire le videolezioni tra la primavera del 2020 e l’inizio del nuovo anno scolastico. Per un quarto degli intervistati sarebbero almeno 3 quelli che non partecipano più alle attività didattiche alle superiori.

Tra le cause le connessioni lente in molti territori italiani per assenza di una adeguata rete di telecomunicazioni mai realizzata da chi avrebbe dovuto farlo, ma anche la difficoltà a concentrarsi durante la didattica a distanza. Lo schermo, infatti, non aiuta la concentrazione.

Preparazione degli studenti

Circa il 35% degli intervistati si sente più impreparato rispetto a quando frequentava le lezioni in classe. E in molti temono che dovranno recuperare più materie dello scorso anno.

Sono quattro studenti su dieci quelli che dichiarano di aver subito ripercussioni negative sulla capacità di studiare, ovvero il 37%.

Tra gli adolescenti c’è malessere, il 31% si dice stanco, il 17% si ritiene incerto, un ulteriore 17% è preoccupato, un altro 16% è irritabile e un ulteriore 15% è ansioso. Ed ancora un 14% si ritiene nervoso, un ulteriore 13% apatico, e anche scoraggiato.

Il 59% condivide le proprie sensazioni con la famiglia, mentre il 38% si confida con gli amici. Tuttavia la ricerca Ipsos/Save The Children afferma che 1 su 5 si tiene tutto dentro senza condividerlo con alcuno (22%).

Un anno buttato

La sensazione per il 46% degli studenti è che si sia trattato di un anno buttato, sprecato.

Ciò che però il lockdown e la distanza sembra aver insegnato, è il valore della relazione e l’importanza dei rapporti con gli altri vissuti in presenza e non mediati da strumenti informatici.

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