11:20 22 Gennaio 2021
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La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, tiene il punto, mentre regioni e sindacati sollevano dubbi sull’opportunità di far tornare in aula gli studenti delle superiori, chiedendo un rinvio. Ma anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel vertice con i capidelegazione di maggioranza, ha confermato la necessità di riaprire le scuole.

“Posso confermare la volontà del governo di riaprire. Avremmo voluto farlo a dicembre, ma abbiamo rimandato su richiesta delle regioni. Poi avremmo voluto tornare al 75% e invece abbiamo accolto il suggerimento del 50%. Abbiamo collaborato: ora è arrivato il tempo di tornare in classe”, ha detto Azzolina in un’intervista al Fatto.

La ministra ha ricordato l’intesa raggiunta il 23 dicembre scorso da governo, regioni ed enti locali per la ripresa della scuola in presenza, che prevede il potenziamento dei trasporti, una corsia preferenziale per i tracciamenti nelle scuole, un maggiore scaglionamento degli ingressi degli istituti scolastici, così come di uffici e attività commerciali: “Parliamo di impegni nero su bianco, a partire dal potenziamento del tracciamento nelle scuole. Se si prende un impegno di fronte all’intero governo, mi aspetto che poi sia rispettato”.

“La scuola è un servizio pubblico essenziale, non si può continuare a sacrificare i ragazzi né pensare che la didattica a distanza possa sostituire quella in presenza”, ha rimarcato Azzolina, anche perché “se in questo momento sale la curva dei contagi non può essere colpa delle scuole superiori, visto che sono chiuse da due mesi”.

“Possiamo dire che la scuola ha fatto la sua parte. Se dovessero servire nuove misure di contenimento, ora bisognerebbe cercarle in altri settori”, ha concluso la ministra.

I dubbi sul ritorno in classe

A sostenere la necessità di rinviare l’apertura delle scuole, per il timore di una terza ondata della pandemia, è il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, secondo cui “non ci sono le condizioni per riaprire le scuole”. Posizione condivisa da diversi governatori e dai sindacati della scuola.

Da parte sua l’Associazione dei presidi ha evidenziato alcune criticità del piano di rientro in classe, in particolare per quanto riguarda gli scaglionamenti degli orari e il passaggio dal 50 al 75 per cento di presenza in aula nell'arco di una sola settimana. 

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