04:15 06 Marzo 2021
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L’appello è stato lanciato dopo l’interrogazione al Presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia presentata lo scorso 17 dicembre sempre da Segre, insieme ai senatori Loredana De Petris e Gianni Marilotti, perché "la popolazione carceraria sia considerata fascia prioritaria" nel programma nazionale di vaccinazione.

Nel loro appello, pubblicato oggi su Repubblica, la senatrice a vita Liliana Segre e il garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma, riconoscono che è “difficile dover decidere le priorità nell’accesso a una misura di tutela della salute così fondamentale come un vaccino” nel pieno della pandemia, e che “l’azione del governo va guardata con rispetto, senza accavallare pressioni e senza la pretesa di avere la parola decisiva”.

“Tuttavia - hanno aggiunto - esiste un criterio ineludibile: la protezione deve essere più rapida laddove la vulnerabilità è maggiore, sia per fragilità soggettiva, sia per il contesto a cui una persona è esposta”.

“Il carcere è luogo strutturalmente chiuso, dove peraltro, dati i numeri attuali, la misura preventiva del distanziamento è impossibile e dove il tempo trascorso all’interno di un ambiente stretto e condiviso, quale è la camera di pernottamento, ricopre ampia parte della giornata, se non quasi la sua totalità. La connotazione personale e sociale della popolazione detenuta rivela inoltre una particolare vulnerabilità dal punto di vita sanitario, dati i difficili percorsi di vita che molto spesso connotano coloro che giungono in carcere”, hanno precisato nell'appello. 

Vaccinare i detenuti anche per tutelare quanti operano nelle carceri

Per questo è importante che nella programmazione degli interventi vaccinali “alla doverosa priorità assegnata a coloro che in carcere operano, si affianchi quella per coloro che vi sono detenuti”, hanno proseguito Segre e Palma, "anche perché è ovvio che la condizione materiale di un luogo dove la convivenza è forzata crea tra tutti i presenti un rapporto inscindibile, per cui l’eventuale contagio tra i carcerati finirebbe per riverberarsi anche sugli stessi operatori che si prevede di proteggere con priorità”.

Non solo un principio di equità, ma “un obbligo”

I firmatari dell’appello hanno concluso ricordando che non si tratta solo di “un principio di equità” né solo “di un imperativo dettato da quell’aggettivo ‘fondamentale’ che la nostra Carta attribuisce al diritto alla tutela della salute di ogni persona, indipendentemente dal suo essere libero o detenuto, innocente o colpevole”.

“È proprio un obbligo, poiché alla privazione della libertà dei custoditi fa riscontro la responsabilità per il loro benessere di chi esercita il diritto-dovere di custodirli, cioè dello Stato. Siamo dunque certi che il Governo saprà dare la necessaria priorità a un piano vaccinale che riguardi tutte indistintamente le persone che vivono e lavorano nelle carceri”, hanno concluso.

L’appello dei radicali: servono misure immediate

Da settimane il partito radicale chiede al governo "misure immediate" per far fronte alla “sofferenza della comunità penitenziaria” a fronte dell’emergenza sanitaria, del sovraffollamento, dell’"affettività negata e al quasi totale annullamento delle attività". Il 22 dicembre scorso, l’esponente radicale Rita Bernardini è stata ricevuta dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che il giorno dopo si è recato in visita nel carcere romano di Regina Coeli, dove ha incontrato i rappresentanti della Polizia Penitenziaria e un gruppo di detenuti. E il 30 dicembre scorso, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha visitato il carcere di Poggioreale, a Napoli.

 

Poco meno di 52.000 detenuti nelle carceri italiane, 851 i positivi

Sono 51.887 i detenuti presenti nelle carceri italiane al 29 dicembre scorso, secondo l'ultimo aggiornamento dei dati del ministero della Giustizia. A metà dicembre, quando i detenuti erano poco meno di 54.000, il garante dei detenuti ha definito questi numeri “poco incoraggianti riguardo alla diffusione del virus”.

Al 29 dicembre erano 851 i detenuti positivi, di cui 793 asintomatici, e 663 gli agenti di polizia contagiati. 

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