11:43 24 Gennaio 2021
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Giunta con tutti gli onori la nave militare classe FREMM Bergamini nel proto di Alessandria in Egitto. La nave è stata costruita da Fincantieri, ma è polemica per via del caso Regeni e Zaky.

La nave classe FREMM Bergamini costruita da Fincantieri su commissione della Marina militare egiziana, è giunta con tutti gli onori in Egitto dove è stata accolta dalla flotta militare del paese committente.

La nave è partita con molta discrezione dal porto di La Spezia lo scorso 23 dicembre per raggiungere il porto di Alessandria. Qui le autorità militari hanno tenuto una cerimonia durante la quale hanno ricordato che dalla Fincantieri è in arrivo una seconda nave della stessa classe.

E mentre in Italia tutti tacciono, dall’Egitto parlano delle caratteristiche tecnologicamente avanzate di questa nave che consentirà alla marina egiziana di fare un salto di qualità nella tutela dei suoi interessi a partire dal Canale di Suez.

​La polemica in Italia

In Italia la polemica è stata portata avanti da alcune associazioni che si oppongono alla proliferazione delle armi e anche dal deputato Gregorio De Falco, ex M5S ed ex ufficiale della Guardia Costiera.

“Lo scorso 23 dicembre, con discrezione degna di miglior causa, la Fincantieri ha consegnato a La Spezia la prima fregata multiruolo (Fremm), già intitolata ad uno degli eroi della nostra storia navale, "Spartaco Schergat", ed ora denominata “Al-Galala”, alla Marina militare egiziana. Strumento militare di quello stesso regime che ha massacrato Giulio Regeni e che per anni è stato sprezzante nei confronti della richiesta di verità e giustizia italiana”, scrive il politico italiano.

L’ex militare spiega che “a queste cerimonie partecipano di solito e con grande risalto mediatico le cc. dd. Autorità civili e militari, in pompa magna. A La Spezia, invece, non c'era nessuno ed anche questa circostanza manifesta evidentemente l'imbarazzo da parte del Governo italiano per tutta questa operazione, che vede l'Italia fornitore di sistemi e materiali militari verso quel regime autoritario responsabile di incarcerazioni persecutorie nei confronti degli attivisti per i diritti umani ed è coinvolto sia nel conflitto libico, sia nella tensione internazionale tra Grecia e Turchia”.

De Falco inquadra anche dal punto di vista costituzionale la questione e afferma: “Questa rilevantissima decisione di politica estera, con ennesimo contrasto rispetto al regime dei rapporti istituzionali dettati dalla Costituzione tra Governo e Parlamento, è stata adottata senza alcun serio dibattito nelle aule parlamentari”.

Tuttavia l’ex grillino resta, a modo suo, speranzoso.

“Mi viene da dire che finché c'è vergogna, e qui ce n'è abbastanza, c'è (ancora) speranza!”
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