09:48 23 Gennaio 2021
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Impressionanti i dati sulla mortalità in Italia analizzati dall'Istat e dall'Istituto superiore di sanità (ISS). La pandemia è stata molto selettiva con le fasce di età, accanendosi principalmente sui più anziani.

La pandemia e le misure di contenimento del Coronavirus sono state selettive sulle fasce di età della popolazione italiana. Se da un lato la classe di età 0-49 anni presenta un numero di decessi inferiore nel 2020 rispetto al periodo 2015-2019, per le classi di età superiori gli incrementi sono a doppia cifra ed impressionanti con l’aumentare dell’età.

A salvare le fasce della popolazione più giovani, scrive l’Istat che con l’Iss ha pubblicato il nuovo rapporto sulla mortalità in Italia al tempo della pandemia, ci ha pensato sicuramente la minore incidenza del virus sui più giovani, ma anche i lockdown e le restrizioni agli spostamenti che hanno ridotto i casi di mortalità accidentale.

Il contributo negativo dato dalla pandemia alla mortalità in Italia sta tutto nei numeri. Nel periodo febbraio-novembre “i decessi Covid-19 rappresentano il 9,5% del totale dei decessi del periodo”, se ci fermiamo alla prima ondata (febbraio-maggio) la quota è stata del 13%, mentre nella seconda ondata il contributo dei decessi Covid-19 è passato al 16%, con un “considerevole aumento nel mese di novembre”, scrivono Iss e Istat.

“Se si considerano i contributi per fasce di età dei decessi Covid-19 alla mortalità generale si può notare come, a livello nazionale, la mortalità Covid-19 abbia contribuito al 4% della mortalità generale nella classe di età 0-49 anni, all’8% nella classe di età 50-64 anni, all’11% nella classe di età 65-79 anni e all’8% negli individui di ottanta anni o più.”

84 mila morti in più nel 2020

L’Istat fa osservare che nel periodo febbraio-novembre 2020 sono stati registrati 84 mila morti in più rispetto alla media degli anni dal 2015 al 2019 e di questi sono 57.647 (il 69%) quelli registrati Covid-19 dalla Sorveglianza integrata dell’Istituto superiore di sanità.

Restano fuori dal computo quindi 26.353 decessi che sono di difficile classificazione per “problemi metodologici collegati al consolidamento delle basi dati, sia della Sorveglianza integrata sia di Istat”, si legge ancora nel rapporto.

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