14:59 17 Gennaio 2021
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Lo storico bar di Venezia inaugurato nel 1720 spegne 300 candeline. Ma nel giorno del 300esimo compleanno le serrande del caffè-concerto più antico d'Italia restano abbassate, in attesa che a piazza San Marco tornino i turisti.

Inaugurato il 29 dicembre del 1720 il Caffè Florian è il più antico caffè italiano, oltre che essere un vero e proprio simbolo di Venezia. Lo storico bar con vista sulla basilica di San Marco, che ospita i suoi clienti all'interno di sale sfarzose e sotto i portici delle Procuratie Nuove nella stessa piazza, è stato addirittura celebrato con un francobollo in occasione del suo compleanno di 300 anni.

Quando nel 1720 Floriano Francesconi aprì la sua “bottega da caffè” volle battezzarla “Alla Venezia Trionfante”. Ma ben presto furono proprio i clienti a rinominarla più semplicemente “Florian”, dal nome proprio del suo proprietario.

Di qui sono passati Casanova, Carlo Goldoni, Canaletto, Guardi, Daniele Manin, Niccolò Tommaseo, Camillo Boito. “In circa tre secoli di storia, il Caffè Florian ha visto sedere sui suoi divani rossi una galleria interminabile di personaggi famosi ed è stato testimone di mutamenti epocali, di crisi economiche e di cambiamenti sociali” ed “è stato il cuore della società veneziana dalla caduta della Serenissima ai moti rivoluzionari del 1848”, si legge sul sito dello storico locale.

È proprio qui che nel 1893 nacque anche l’idea della Biennale. Oggi il locale, proprio in concomitanza con la famosa mostra d’arte contemporanea, organizza eventi e manifestazioni culturali, oltre ad ospitare le istallazioni degli artisti più quotati.

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© Foto : Ufficio stampa del caffè Florian
Il caffè Florian di notte

Negli anni dal caffè simbolo di Venezia è nato anche un marchio, “Florian Venezia 1720”, un luxury brand che commercializza una serie di prodotti simbolo del Made in Italy. Tanto da aprire due locali anche a Taiwan.

Questo vero e proprio scrigno che custodisce secoli di storia di una delle città più belle del mondo oggi compie 300 anni. Ma i festeggiamenti sono in chiaro scuro. Oggi le porte del locale sono chiuse, i turisti non ci sono e la pandemia rischia di infliggere un colpo mortale allo storico locale. In un’intervista a Repubblica Marco Paolini, amministratore delegato di Sacra, la società che gestisce il caffè lamenta un calo di fatturato di due milioni di euro.

“Essendo un’azienda con un fatturato nel 2019 superiore a cinque milioni non abbiamo potuto beneficiare di diverse agevolazioni”, ha detto allo stesso quotidiano. E così in totale lo Stato ha risarcito la società con 160 mila euro.

Poi c’è la questione dell’affitto. Una parte viene corrisposta allo Stato italiano e l’altra a privati. “I privati compresa la situazione, ci hanno dimezzato l’affitto”, mentre, denuncia Paolini, “lo Stato non ha cambiato nulla e ci ha chiesto di pagare il 100 per cento che ammonta a 210 mila euro all’anno”. Ma secondo l’amministratore della società questa non è la prima volta che il caffè Florian si ritrova abbandonato a sé stesso.

Nessun risarcimento è arrivato quando nel 2017 sono state restaurate le Procuratie Nuove, facendo perdere al locale due milioni di euro di fatturato, e neppure quando, lo scorso 12 novembre, l’acqua alta ha fatto 200 mila euro di danni.

I proprietari hanno dovuto pagare di tasca propria anche per i danneggiamenti causati dalla mancata entrata in funzione del Mose un paio di settimane fa.

Oggi il caffè Florian, spiega Paolini a La Repubblica, “sopravvive grazie al gravoso impegno dei soci e alle banche”. Ma il futuro è una scommessa. Per ora una data per la riapertura ancora non c'è e un centinaio di dipendenti, tra il personale fisso e i lavoratori stagionali, continua a vivere nell'incertezza.

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