00:02 14 Maggio 2021
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Salvini ha querelato la sorella del defunto Stefano Cucchi per averlo definito "uno sciacallo" ma la Procura di Milano chiede l'archiviazione, anche tenendo conto delle frasi pronunciate dal senatore in seguito alla sentenza di condanna, momento molto delicato per i familiari della vittima.

"Questo dimostra che la droga fa male", era stata la frase di Salvini rilasciata a Fanpage.it in merito alla sentenza di condanna della Corte d'Assise d'Appello per i carabinieri che hanno ucciso Stefano Cucchi nel 2009.

Ilaria Cucchi aveva risposto a una simile dichiarazione chiedendo pubblicamente cosa c'entrasse il discorso della droga, considerato che il fratello non è morto a causa degli stupefacenti ma delle percosse, dando in seguito dello "sciacallo" a Salvini.

Il leader della Lega qualche mese dopo l'affermazione le aveva chiesto se intendesse rettificare, querelandola in seguito al suo diniego. 

La Cucchi ha così reso noto che "io e Matteo Salvini siamo stati citati davanti al tribunale di Milano il 23 febbraio alle ore 14". 

La Procura di Milano, che ha condotto le indagini, ha però chiesto l'archiviazione per la sorella di Stefano Cucchi, poiché "le dichiarazioni rese da Ilaria Cucchi devono essere valutate nel loro complesso, alla luce del clima di continui e pregressi attacchi alla figura del defunto fratello".

Inoltre va considerato "che la frase pronunciata dal Senatore Salvini in concomitanza della emissione della sentenza di condanna – momento di forte dolore per la famiglia Cucchi allorquando sarebbe stato auspicabile il silenzio generale – abbia solo esacerbato gli animi dei parenti della vittima, inducendo l’indagata a proferire l’espressione 'sciacallo' per mera reazione, con il palese intento di utilizzare tale termine nella reale accezione di 'chi approfitta cinicamente delle disgrazie altrui'".

Ora la scelta spetterà al giudice per le indagini preliminari.

"Ora potrei andare sotto processo ma lo farò a testa alta", ha detto in ogni caso la Cucchi.
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