09:28 23 Gennaio 2021
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I sindacati contestano la decisione della ministra pentastellata per la semplificazione e la pubblica amministrazione Fabiana Dadone in quanto l'obbligo di far lavorare i dipendenti pubblici meno produttivi in ufficio eleverebbe lo smart working al pari di un premio.

Con la pandemia di Covid che ancora imperversa e sconvolge, oltre alla vita sociale, le attività economiche e il lavoro, si è acuita la contrapposizione tra autonomi e partite Iva e lavoratori del pubblico, accusati dai primi di guadagnare senza far nulla col telelavoro.

In un'intervista a Il Messaggero la ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione Fabiana Dadone ha commentato il decreto ministeriale Pola, contenente le linee guida sul Piano Organizzativo del Lavoro Agile (POLA) e gli indicatori di performance per la valutazione del lavoro degli impiegati del settore pubblico.

Secondo una delle disposizioni, se un dipendente pubblico risulterà poco produttivo da casa, non subirà decurtazioni in busta paga, ma sarà rispedito in ufficio.

La proposta non è piaciuta ai sindacati, che sul tema si sono ricompattati.

"Altro che innovazione, qui siamo alla restaurazione. Cade la maschera della ministra Dadone: nulla di nuovo, ricette vecchie come il cucco. Abbiamo letto con stupore le notizie e le parole della ministra, ricevendo così la conferma che non c’è nulla di innovativo rispetto all’approccio che si ha nei confronti della riforma della Pubblica amministrazione, della sua digitalizzazione e della valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori del settore pubblico", si legge in un comunicato della Fp Cgil.

Secondo i sindacati, lo smart working non può ridursi a misura di premio o punizione.

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Società, Lavoro, Italia
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