22:13 15 Gennaio 2021
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Per la Cna Benessere e Sanità la decisione di chiudere i centri estetici il 24 e 31 dicembre è "incomprensibile". E gli operatori del settore attaccano: "450 mila piccole aziende vengono messe in ginocchio proprio quando avrebbero bisogno di aiuto".

Secondo l’ultimo decreto di Palazzo Chigi i centri estetici rientrano tra le attività che dovranno chiudere i battenti quando scatterà la zona rossa. Una misura che la categoria percepisce come una “discriminazione ingiusta”.

“Circa 450 mila piccole aziende vengono messe in ginocchio proprio quando avrebbero bisogno di aiuto, chiudendo tutto, indiscriminatamente, senza nessun criterio, senza nessuna base scientifica dopo aver speso soldi per adattarsi a tutti i protocolli di sicurezza per il Covid-19”, denunciano Diana Romano e Romina Paludi, rispettivamente parrucchiera milanese e direttore tecnico di un centro estetico a Roma, che dalla scorsa primavera sono diventate portavoci di centinaia di operatori del settore, portando le loro rivendicazioni anche davanti al premier, Giuseppe Conte.

© Foto : fornita da Romina Paludi
Romina Paludi, rappresentante dei parrucchieri ed estetisti e il premier Conte
“Per la nostra categoria i giorni che precedono il Natale sono giorni importanti e carichi di lavoro – spiega a Sputnik Italia Romina - l'inverno per il nostro settore è una stagione difficile e attendiamo il Natale proprio per presentare le nostre novità, i pacchetti regalo, insomma, è proprio in questi giorni che lavoriamo di più”.

“Nei nostri negozi – rivendica - si esegue da sempre un'attenta pulizia, oltre all'attenzione che dobbiamo avere rispetto al Covid”. “Ci siamo adeguati – prosegue Romina - in maniera più che scrupolosa a tutti i dispositivi e a cinque giorni dal Natale l'annuncio dell’obbligo di chiusura in due giornate rilevanti come il 24 e il 31 dicembre pesa come un macigno”.

A chiedere al governo di fare marcia indietro è anche la Cna. “I centri estetici, così come quelli di acconciatura, hanno sempre garantito altissimi standard di sicurezza per loro stessi e soprattutto per i clienti”, si legge sul sito della confederazione degli artigiani. “Non sono in alcun modo fonte di contagio: le poltrone e le postazioni sono di per sé distanziate – continua la nota - prevedono un rapporto uno-a-uno con il cliente, non richiedono alcuna compresenza ed è la stessa organizzazione del lavoro a garantire che non ci sia alcun rischio di assembramento”.

Per questo, secondo l’organizzazione di categoria “non c’è nessuna motivazione oggettiva per prevederne la sospensione in caso di lockdown generalizzato nel periodo natalizio”.

Una decisione “inaccettabile” per Romina Paludi. “I ristori non sono sufficienti e che dire delle casse integrazioni che ancora non arrivano?”, si sfoga l’operatrice del settore. “Per Conte è facile chiudere tutto e dare una miseria di compenso, pensando che, probabilmente, fra due settimane tutti si saranno dimenticati di quanto succede, ma non è così”, spiega a Sputnik Italia. “Il rischio – aggiunge poco dopo - è che qualcuno non riesca più ad aprirla quella serranda dopo l’ennesimo lockdown di categoria”.

“Per non parlare dell’abusivismo – continua – che grazie a questa decisione si diffonderà ancora di più con i tutti i problemi che ne conseguono”.

“Conte? Si dovrebbe dimettere – conclude l’estetista – io grazie a lui passerò un Natale ancora più triste e pensieroso, domandandomi come farò a pagare affitto, stipendi, tasse e bollette”.

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