11:54 22 Gennaio 2021
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L'Italia non ha la disponibilità di anticorpi monoclonali, ma li produce in uno stabilimento di Latina, rivela una recente inchiesta giornalistica. Gli scienziati del Patto Trasversale per la Scienza lanciano un appello per inserire i superanticorpi nei protocolli per le terapie di Covid-19.

Gli anticorpi monoclonali sono considerati efficaci per evitare le ospedalizzazioni e ridurre la probabilità di complicazioni nei pazienti Covid-19. Pur essendo ancora in via di sperimentazione, le terapie a base di super-anticorpi hanno già ricevuto l'autorizzazione dalla Food and Drugs Administration (FDA) negli Usa.

Gli scienziati del Patto Trasversale per la Scienza, un'organizzazione no profit di cui è presidente il professor Lopalco, in un post pubblicato su Facebook sottolineano come la somministrazione degli anticorpi sintetizzati in laboratorio potrebbe risultare molto efficace su pazienti fragili e anziani, ad alto rischio complicazioni.

Da un'inchiesta pubblicata su Il Fatto Quotidiano è emerso che l'Italia ha rifiutato una fornitura gratuita da 10.000 di dosi resa disponibile dalla società farmaceutica Eli Lilly per una sperimentazione clinica.

"Secondo notizie di stampa, l’Italia avrebbe avuto la possibilità di ricevere gratuitamente 10.000 dosi dell’anticorpo monoclonale prodotto dalla Lilly per condurre una sperimentazione clinica di tipo pragmatico. Tale possibilità, tuttavia, non sarebbe stata raccolta e utilizzata. Inoltre, il medesimo anticorpo, già utilizzato negli USA, è stato approvato per l'uso di emergenza da altri Paesi europei, ma non ancora dall’Italia", scrivono gli scienziati.

Nonostante l'agenzia europea del farmaco (EMA) non abbia ancora autorizzato l'utilizzo in Europa, l'inchiesta rivela come la Germania, ricorrendo a una direttiva del 2001, stia andando avanti da sola autorizzando la terapia dei super anticorpi all'interno del suo territorio. L'agenzia italiana AIFA, invece, resta saldamente legata alla politica dell'Ema.

"Oggi, pertanto, questa promettente terapia - utile proprio per i pazienti più a rischio - non è disponibile nel nostro Paese", proseguono gli scienziati, ritenendo sorprendente come ancora non sia stata fornita una spiegazione soddisfacente delle scelte italiane in questa materia.

"Chiediamo dunque - nell’interesse dell’intera opinione pubblica - un urgente chiarimento da parte di AIFA e del Ministero della Salute", conclude il post.

La stessa inchiesta metteva ha messo in evidenza che l'Italia già produce i superanticorpi in uno stabilimento di Latina, costretti ad esportare il farmaco salvavita negli Usa perché la somministrazione in via sperimentale del farmaco non è prevista dall'Aifa. 

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