21:49 15 Gennaio 2021
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Gli anticorpi monoclonali, la cura stessa cura salvavita per il Covid-19 somministrata a Donald Trump, sono prodotti anche in Italia, ma non hanno l'autorizzazione dell'ente per essere somministrati ai pazienti italiani. Lo rivela un'inchiesta del Fatto Quotidiano.

"Abbiamo pallottole specifiche contro il virus, possiamo salvare migliaia di pazienti, evitare ricoveri e contagi, ma decidiamo di non sparare. Non si spiega". A dirlo è Massimo Clementi, virologo del San Raffaele di Milano, che interpellato dal Fatto Quotidiano, racconta come da alcune settimane negli USA vengano somministrati  gli anticorpi monoclonali, la stessa terapia sperimentale somministrata a Donald Trump. I superanticorpi permettono di guarire in tre giorni senza ricovero in ospedale. 

Il farmaco salvavita è prodotto anche in Italia, in uno stabilimento di Latina. Ma la produzione è destinata agli Usa, non ai pazienti italiani. Lo rivela un'inchiesta firmata dalla penna di Thomas Mackinson sul Fatto Quotidiano.

Il farmaco Cov555 sviluppato dalla Eli Lilly è ancora nella fase 3 degli studi clinici, ma ha ricevuto l'autorizzazione dalla Fda il 9 novembre, a conclusione della seconda fase di sperimentazione.  

L'Ema, l'agenzia europea dei medicinali, non autorizza i farmaci in via di sviluppo. La Germania, però, ha approfittato di una direttiva europea del 2001 per procedere autonomamente nell'autorizzazione del farmaco attraverso la propria agenzia regolatoria, che proprio ieri ha completato la procedura per il via libera ai superanticorpi. 

L'Aifa, troppo legato all'ente europeo, ne ha seguito la stessa politica, nonostante il quartier generale europeo di Eli Lilly si trovi in Toscana, a Sesto Fiorentino.  

Il trattamento completo ha un costo di 1000 euro, a fronte di un costo giornaliero di circa 850 euro per il ricovero di un paziente Covid. Ma dall'inchiesta del FQ emerge che l'Italia avrebbe detto no ad un'offerta, forse in favore di un progetto proprio sugli anticorpi monoclonali. 

Il rifiuto dell'Italia

Secondo quanto riferisce il quotidiano diretto da Marco Travaglio, l'Italia ha ricevuto la possibilità di una fornitura gratuita da 10 milioni di dosi per le cure sperimentali, ma l'avrebbe rifiutata. 

L'offerta sarebbe stata messa sul tavolo durante una riunione dell'Aifa tenuta in videoconferenza il 29 ottobre, a cui hanno preso parte, tra gli altri, Gianni Rezza per il ministero della Salute, il direttore dello Spallanzani Gianni Ippolito per il Cts e il professor Guido Silvestri, virologo dell'Università di Atalanta, che avrebbe favorito i contatti con la Eli Lilly. 

L'ipotesi è quella che il rifiuto di avviare in Italia le sperimentazioni per almeno 10 milioni di dosi gratuite del farmaco, che negli studi clinici ha dimostrato un'efficacia pari al 90% nella riduzione delle ospedalizzazioni, ai avvenuto per una scelta a monte: quella di investire a marzo 380 milioni di euro in uno studio condotto dalla fondazione Toscana Life Science (TLF), diretto da Rino Roppuoli con la collaborazione dell'Istituto Spallanzani di Roma. L'accusa che muove il giornalista Mackinson a Ippolito è molto precisa: conflitto di interessi

I trial del farmaco sviluppato a Siena non saranno pronti prima della primavera 2021, a campagna di vaccinazione inoltrata. 

"Io avrei accettato", ha detto al FQ Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute. "Con tanti morti e ospedalizzati . - aggiunge - valutare presto tutte le terapie disponibili è un imperativo etico e morale". 

Il professor Clementi parla di paradosso.

"Una fiala costa poco più di un giorno di ricovero e ogni risorsa che risparmi la puoi usare per altro. Tenere nel fodero un'arma che si dimostra decisiva è incomprensibile. Da qui la mia sollecitazione all'Aifa". 

Intanto il Cov555 prodotto nell'azienda pontina Latina Bsp Pharmaceutical, in piena fase acuta della seconda ondata, va solo all'estero, destinato ai pazienti statunitensi. 

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farmaci, Coronavirus, USA, Italia
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