14:35 17 Gennaio 2021
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L'infettivologo del Sacco di Milano all'Agi: "Arriverà un'altra grande epidemia, causata dai germi multiresistenti e sarà una delle principali minacce di questo decennio".

Mentre in Gran Bretagna iniziano le prime vaccinazioni contro il Covid, gli esperti già pensano alla prossima pandemia.

A lanciare l’allarme sull’avvento di una malattia infettiva più grave del nuovo coronavirus, che attaccherà i giovani tra i 18 e i 30 anni, nelle scorse settimane era stato l’epidemiologo statunitense Michael T. Osterholm, chiamato dal presidente eletto Joe Biden a far parte del Covid-19 Advisory Board. Osterholm lo ha messo nero su bianco in un libro e ha riproposto il fosco scenario in un’intervista di qualche settimana fa a Repubblica.

Oggi, alla vigilia del XIX Congresso della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, è l’infettivologo del Sacco di Milano e past president dello stesso SIMIT, Massimo Galli, a mettere in guardia sui rischi dell’avvento di “un'altra grande epidemia, causata dai germi multiresistenti".

Si tratta, ha chiarito l’esperto, di una patologia che “colpisce tanto gli ospedali quanto gli ambienti esterni” e che rappresenterà una delle “principali minacce di questo decennio”.

Per questo, ha sottolineato l’infettivologo, sentito dall’Agi, è importante sviluppare “una buona rete epidemiologica, anche per fronteggiare alcune emergenze come quelle da Covid-19”. Secondo Galli, alla base delle difficoltà nell’affrontare l’ondata di coronavirus in Italia ci sono i “tagli pesanti” subiti dall’infettivologia. “Unità complesse che sono passate a semplici, mentre in alcune strutture ospedaliere la figura dello specialista infettivologo è stata considerata addirittura inutile”, ha detto lo specialista.

“Sono decenni – denuncia ancora all’Agi - che sulla medicina territoriale non si investe”. Su questo, è convinto, dobbiamo imparare la “lezione che ci ha dato questa epidemia”.

“Diventa indispensabile – ha aggiunto in proposito il virologo - la presenza di una funzione specialistica in ogni centro ospedaliero, non soltanto da un punto di vista strettamente clinico, ma anche dal punto di vista epidemiologico, affinché ci possa essere un possibile riscontro precoce di condizioni che diventano poi di interesse della prevenzione territoriale nel senso più vasto".

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