13:18 14 Maggio 2021
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In un'intervista concessa a Repubblica.it, il Maestro ha parlato del futuro della musica e dei teatri dopo la fine della pandemia, auspicando che in Italia vengano date nuova linfa e più importanza al settore affidandolo ai giovani.

La pandemia da coronavirus è per Riccardo Muti un "cambiamento che ha investito ognuno di noi" e che darà vita a profonde trasformazioni. 

"Non vedo l'ora di rientrare in quella sala da concerto, di ricominciare a studiare con loro [i suoi orchestrali] ma è chiaro che sarà tutto nuovo, non potrà essere come riprendere un qualcosa che si è appena lasciato. Quello che faremo avrà caratteristiche nuove, perché tutti noi siamo cambiati, è inutile negarlo. E anche il dolore e le trasformazioni si riversano sulla musica, le esecuzioni saranno diverse, con una luce nuova, forse più dolorosa, drammatica", ha dichiarato durante uno streaming di Repubblica.it relativo all'evento l'Anno che verrà.

Il Maestro anche quest'anno, per la sesta volta, dirigerà il Concerto di Capodanno, "che si farà, ma non so ancora come":  "Non so se potremo contare sulla presenza del pubblico oppure no, credo dipenderà dall'andamento dei contagi nei prossimi giorni", ha detto esprimendo la sua preoccupazione. Muti spera "che il pubblico, anche ridotto, ci sia", poiché non nasconde di temere che "possa essersi abituato a fare a meno dei teatri, dei concerti dal vivo".

Non è però solo il Covid a generare timori su scala globale. La situazione italiana del settore non è comunque buona a prescindere.

"In Italia ci sono regioni intere prive di teatri, tanti conservatori che diplomano giovani molto bravi, ma poche orchestre, mentre altrove non è così: in Germania costruiscono teatri, in Asia la sola città di Seul conta 18 orchestre", ha detto. 

Una situazione inaccettabile, poiché "siamo il Paese che ha dato il nome alle note, che ha inventato il teatro in musica, che ha costruito gli strumenti più straordinari", un Paese in cui i teatri "devono essere riaperti e affidati ai giovani", con l'aiuto "degli enti locali, degli imprenditori, delle persone abbienti", poiché l'Italia ha bisogno, "delle idee, della linfa nuova che viene dai giovani, di tante diverse rappresentazioni che convincano il pubblico a seguire, a partecipare".

Per Muti non servono pochi grandi teatri "come cattedrali nel deserto" ma tanti piccoli teatri e orchestre di cui l'Italia e gli italiani hanno bisogno per assicurarsi un degno futuro.

Secondo il Maestro l'Italia è "un Paese straordinario che ha abdicato al suo compito di guida in Europa", in cui però i musicisti e i cantanti non sono abbastanza considerati, tanto che per i giovani "sempre più bravi" che escono dai tanti conservatori "non c'è futuro se non la disoccupazione".

"Sono cose che i nostri governanti dovrebbero sentire come fondamentali e urgenti. Non voglio fare la Cassandra, ma la situazione è grave. Se mi appassiono è perché sono cose che ripeto da tanto. E prima di morire vorrei vedere che qualche cosa si muove", il suo appello alla politica.
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