09:12 23 Gennaio 2021
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I risultanti sono promettenti, ma sono necessari ulteriori studi, si afferma sul sito creato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) con l’intento di offrire “un porto sicuro nel mare in tempesta della disinformazione in ambito sanitario”.

Da mesi circola la notizia sull’utilizzo di radiazioni ultraviolette (UV) come strumento per neutralizzare il SARS-CoV-2, grazie all’azione germicida dei raggi UV-C, (le radiazioni ultraviolette usate in ambito ospedaliero per la sterilizzazione dei dispositivi medici) e sono in corso studi sulle dosi necessarie per inattivare il coronavirus, ma dei raggi UV-C “si conoscono però, altrettanto bene i potenziali danni per la salute”, si sottolinea sul sito.

 

Raggi UV-C utili per sanificare ambienti e attrezzi

“I raggi UV-C sono noti da tempo come antibatterici, utili per sanificare attrezzi e ambienti, disattivando il virus. Mai però in presenza delle persone. Parliamo di attrezzi e ambienti, non di cura per l’uomo”, ha precisato infatti Francesco Bochicchio, fisico dell’Istituto superiore di SS, in una recente intervista.

L’azione germicida dei raggi UV-C su batteri e virus è dovuta alla capacità dei raggi di “rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi. Diversi sistemi basati su luce UV-C sono già utilizzati per la disinfezione di ambienti e superfici in ospedali e luoghi pubblici” ricorda l’Agenzia regionale di sanità della Regione Toscana

Lo scorso giugno anche la rivista scientifica Nature ha pubblicato uno studio in cui i ricercatori hanno dimostrato che dosi molto basse di luce UV-C, a una distanza di sicurezza dalle persone, uccidono efficacemente i coronavirus umani trasportati dagli aerosol, concludendo che “è probabile che la luce UV-C mostri un’efficienza di inattivazione rispetto ad altri coronavirus umani, incluso SARS-CoV-2”. 

Ma sempre a distanza di sicurezza delle persone, per scongiurare gi effetti nocivi dei raggi UV che possono essere a breve termine, quale la produzione di eritemi a seguito di brevi esposizioni, o a lungo termine, quali l’induzione di tumori della pelle a seguito di esposizioni prolungate. E sia i raggi UV solari che quelli emessi da lampade abbronzanti sono stati classificati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità quali cancerogeni certi.

Attenzione alle lampade a raggi UV in vendita online

A fronte di tali conoscenze, la FNOMCeO ha invitato quindi a diffidare delle pubblicità sulle lampade a raggi UV che si sono moltiplicate in questi mesi sul web.

“C’è un proliferare di pubblicità su lampade che producono UV-C che dovrebbero essere adoperate solo da operatori esperti e comunque mai davanti a estranei per evitare che i raggi colpiscano occhi e pelle. Alcune lampade producono ozono, che è altrettanto dannoso, e gli ambienti dovrebbero essere ventilati prima di introdurre gli utenti. È una situazione molto pericolosa. Si dicono mezze verità senza dare il giusto risalto ai rischi”, ha detto Bochicchio.
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