03:20 10 Maggio 2021
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Luigi Di Maio risponde senza nominarlo a Matteo Renzi che quest'oggi è tornato ad attaccare il reddito di cittadinanza. SI passino una mano sulla coscienza chi è in malafede, dice.

Luigi Di Maio indirettamente risponde alla critica sul reddito di cittadinanza che Matteo Renzi oggi ha consegnato al quotidiano La Repubblica affermando che i consulenti della cabina di regia per il Recovery Fund stanno a quest’ultima “come i navigator stanno al reddito di cittadinanza”.

“Sembra quasi surreale dover difendere ogni giorno il reddito di cittadinanza. Leggiamo e sentiamo quotidianamente critiche a questa misura, che oggi dà sostegno a oltre 3 milioni di persone in povertà”, esordisce Di Maio su Facebook.

E se la prende anche con i quotidiani, a suo dire sempre critici nei confronti della misura.

“Giornali e non solo criticano il reddito dicendo che c’è bisogno di lavoro; grazie, lo sappiamo tutti che c’è bisogno di lavoro, sono decenni che c’è bisogno di lavoro, allora con questo discorso critichiamo pure le pensioni di invalidità, visto che alle persone invalide non va garantita solo una pensione ma anche l’assistenza dello Stato a 360 gradi. Che ragionamento illogico ed ipocrita…”

E per quanto riguarda i furbetti del reddito di cittadinanza scrive la sua posizione:

“Lo stesso vale per i furbetti, sembra che siano spuntati fuori con il reddito (di cittadinanza, ndr), mentre da sempre ci sono persone disoneste che abusano degli strumenti di sostegno offerti dallo Stato.”

Per quanto riguarda i controlli su chi ha diritto o meno ad ottenere il reddito di cittadinanza, il ministro degli Esteri afferma che non è compito del Governo controllare.

“E poi il tema dei controlli, come se spettasse al governo farli. Allora che facciamo, non si fa più nessuna legge perché tanto poi c’è chi non la rispetta?”

Una legge di civiltà

“La politica non può voltare le spalle alle persone che soffrono: abbiamo il dovere di aiutare chi ha bisogno, ma ogni giorno ci ritroviamo a combattere anche contro chi denigra questa legge di civiltà. Siamo stanchi.”, dice ancora Di Maio.

E poi si rivolge a chi è in malafede e usa il reddito di cittadinanza per fare propaganda politica.

“Mi rivolgo a chi è in malafede, a chi pensa solo alla propria propaganda: volete attaccare qualcuno? Bene, attaccate pure me, ma lasciate in pace chi non riesce neanche ad arrivare alla fine del mese. Abbiate rispetto del dolore e mettetevi una mano sulla coscienza.”
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reddito di cittadinanza, Matteo Renzi, Luigi Di Maio
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