11:15 24 Gennaio 2021
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L'ospedale Moscati di Taranto è finito nella bufera per i presunti maltrattamenti ai pazienti Covid. Renato Perrini, consigliere regionale di Fratelli d'Italia, domani presenterà un'interrogazione sul caso al governatore Michele Emiliano. Intervistato da Sputnik Italia denuncia i ritardi della Regione: "Così la seconda ondata ci ha travolto".

“Una situazione fuori controllo che si poteva evitare”. Così Renato Perrini, consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Puglia descrive a Sputnik Italia la condizione in cui sono stati costretti ad operare nelle scorse settimane i medici e gli infermieri dell’ospedale Moscati di Taranto.

Il nosocomio pugliese è al centro di una serie di esposti e denunce presentati dai familiari dei degenti. Si va dalle scarse condizioni igieniche, ai furti, passando per i presunti maltrattamenti ai pazienti. “Suo padre non collabora tra dieci minuti morirà, preparatevi”, avrebbe detto un dottore alla figlia di un malato di Covid, secondo quanto si legge su Repubblica. Domani Perrini presenterà un’interrogazione all’assessore alla Sanità, Pier Luigi Lopalco e al governatore Michele Emiliano.

— Cosa chiederete alla giunta?

— Innanzitutto di chiarire cosa è successo lì dentro nel periodo compreso tra la seconda settimana di ottobre e il 10 di novembre. E poi di effettuare un sopralluogo nell’ospedale, perché la situazione è fuori controllo. Il caso finirà anche in Parlamento, con l’onorevole Marcello Gemmato che presenterà un’interrogazione al ministro della Salute, Roberto Speranza, sullo stato della sanità pugliese.

— Lei ha letto gli esposti dei familiari, cosa c’è scritto?

— Ci sono stati dei decessi strani e i parenti delle vittime chiedono verità su queste morti. Poi si parla di maltrattamenti verbali ai danni dei congiunti di alcuni pazienti, di abbandono dei degenti stessi, di permanenza nelle tende per diversi giorni prima del trasferimento in reparto, scarsa igiene: tutto causato dal sovraffollamento. Poi c’è il capitolo relativo agli effetti personali dei deceduti che non sono stati ritrovati, non si capisce se a causa di furti o della disorganizzazione.

— Qual è adesso la situazione nell’ospedale?

© Sputnik . Vladimir Astapkovich

— Si sta normalizzando, ma il personale resta sotto stress. Certo, il fatto che uno dei più importanti poli oncologici della nostra provincia ora sia considerato posto pericoloso fa rabbia.

— Di chi è la colpa?

— Sicuramente non dei medici, che stanno lavorando con il triplo dei pazienti e fanno turni massacranti, anche di sedici ore. Il problema è che da maggio non c’è stata alcuna programmazione, forse perché il governatore era impegnato nella campagna elettorale, e così ci siamo trovati completamente impreparati di fronte alla seconda ondata.

È naturale che i familiari se la prendano con il personale sanitario, perché è su medici e infermieri che ricadono le conseguenze degli errori di gestione. La verità è che i dottori stanno facendo miracoli, tanti di loro sono si sono anche ammalati di Covid.

— Quali sono le condizioni negli altri ospedali della provincia?

— Gli ospedali di Martina Franca, Castellaneta e Manduria, si sono trasformati in ospedali Covid. Il rischio è che i pazienti con altre patologie, anche quelli oncologici, restino tagliati fuori dall’assistenza. In alcuni nosocomi, inoltre, come quello di Martina Franca, i percorsi protetti rischiano di saltare perché la struttura non è adeguata: c’è un unico percorso per i pazienti Covid e non Covid. Il risultato è che le persone ora hanno paura anche solo ad avvicinarsi agli ospedali e molti rinunciano alle cure.

— Come si può ovviare al problema?

— Sicuramente bisogna aumentare il personale con nuove assunzioni. L’assessore alla Sanità dice di aver assunto 38 medici, io al Moscati non li ho visti. Non ci sono rianimatori, non ci sono specialisti. E poi dovevano essere creati ulteriori reparti Covid, ad esempio a Mottola, per alleggerire la pressione sulle altre strutture. Non è stato fatto. La macchina organizzativa è partita in ritardo: basti pensare che i lavori di adeguamento in alcuni ospedali sono iniziati soltanto ad ottobre.
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