14:25 24 Gennaio 2021
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Il vicesegretario della Lega boccia l’idea del governo di creare un task force per gestire i fondi europei del Recovery Fund che non veda coinvolta l’opposizione, sottolineando che il Piano di resilienza e ripresa che l’Italia presenterà alla Commissione “condizionerà i prossimi 30 anni”.

Per Giancarlo Giorgetti, il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) è una misura “di una vecchia Europa che non va più bene” ed è per questo che Silvio Berlusconi ha annunciato il no di Forza Italia alla riforma del Mes adottata due giorni fa dall’eurogruppo e che andrà al voto in parlamento il prossimo 9 dicembre. Una posizione che fa dire oggi al vicesegretario della Lega, in un'intervista a La Stampa, che il centrodestra "ha ritrovato unità".

"Mes figlio dell'austerity, Recovery Fund figlio di un'Europa diversa"

Per il responsabile Esteri della Lega “il Mes è uno strumento figlio di un approccio superato, fatto di ortodossia e di austerità, il Recovery Fund è figlio di una Europa diversa che cerca di immaginare delle risposte comuni con strumenti nuovi”.

“Il Recovery Fund condizionerà i nostri prossimi trent’anni, dovrebbe essere ovvio coinvolgere l’opposizione, perché il governo che arriverà tra due o sei anni, dovrà farsene carico e non potrà dire: ripartiamo da zero. Invece arriva la mitica task force e le opposizioni restano escluse. Mi pare quanto meno un modo miope di fare le cose. Peggio, stupido”, ha spiegato.

Interpellato sul veto al Recovery posto da Polonia e Ungheria, i cui leader vantano un rapporto speciale con Matteo Salvini, Giorgetti ha risposto: «La Polonia e l’Ungheria fanno parte di famiglie politiche diverse dalla nostra e oggi ritengono di difendere i propri interessi di fronte a una Europa che mette sullo stesso piano finanziamenti e richieste sui diritti civili. Il tema è sacrosanto ma una sintesi arriverebbe solo da una nuova fase costituente. L’Europa paga un prezzo altissimo alla mancanza di una governance efficiente”

Con Biden possibile un fronte occidentale contro Cina, Turchia e Russia

Per il responsabile Esteri della Lega con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca “torna un legame maggiore con il Vecchio Continente e si potrebbe creare un fronte occidentale per rispondere alle minacce di chi non conosce la libertà e la democrazia e preme alle frontiere dell’Europa”. Alla domanda su chi minacci l’Europa, ha risposto: “La Cina con la pressione economica. La Turchia e la Russia con metodi diversi. In questa logica l’approccio del partito democratico americano, basato più sui valori che sugli interessi, potrebbe funzionare”.

Riguardo alla Russia, ha sottolineato, “non è un mistero che gli Stati Uniti rilevino questo tipo di pericolo”, mentre “io vedo più pericolo dalla Turchia, perché si affaccia sulle nostre zone di interesse. Se però si fa questa domanda ai paesi dell’est europeo ottiene una risposta diversa”.

“In Europa si può e si deve stare”

Il vicesegretario della Lega ha quindi ribadito la necessità di rimanere in Europa, “però si deve avere coscienza dell’interesse nazionale per non diventare paesi satelliti".

“Faccio l’esempio delle migrazioni. Quando alzavamo noi la voce era condiviso. Ora, grazie alla politica della mollezza, Italia e Grecia sono nuovamente sole. L’Europa deve curare gli interessi di tutti. A cominciare dai nostri”.

E “in Europa la Germania è un punto di riferimento e in Germania il punto di riferimento è la Cdu-Csu. Piaccia o non piaccia è difficile sostenere il contrario. Noi siamo il primo partito politico italiano e abbiamo il dovere di parlare con chi oggi e in futuro governerà la Germania influenzando l’Europa. È banale realpolitik”, ha concluso

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