03:10 05 Marzo 2021
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Rimpasto di governo? Il ministro degli Esteri afferma che non sia un argomento all'ordine del giorno. "Ci sono cose che mi preoccupano di più", afferma, ribadendo che il M5S non sosterrà mai un'imposta patrimoniale.

"Lo sfrenato bisogno di visibilità di qualcuno che improvvisa una proposta di patrimoniale in questo momento" preoccupa molto di più che un possibile rimpasto di governo. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in un'intervista rilasciata al Corriere, continua a glissare su questa possibilità. "Siamo in una crisi economica e sanitaria, sono altre le cose che mi preoccupano se devo essere sincero", risponde Di Maio alla fatidica domanda.

Tra le priorità, oltre alla pandemia, al veto di alcuni Paesi sul Recovery Fund, all'incertezza delle famiglie, al crollo dei consumi e alle difficoltà delle imprese, adesso si aggiunge l'ipotesi di un'imposta patrimoniale, proposta con un emendamento alla legge di bilancio, presentato dagli alleati di governo di Pd e LeU. 

Il ministro degli Esteri teme gli effetti depressivi di un'imposta patrimoniale che "finirebbe per colpire soprattutto il ceto medio-basso", afferma. 

Come già detto ieri da Zagabria, ribadisce la sua contrarietà ed esclude il sostegno del M5S all'emendamento.

"Non si può tassare in questo momento chi crea posti di lavoro, con questo approccio si afferma", osserva. "La patrimoniale - prosegue - non è diversa dall’imposta sul reddito, gran parte della ricchezza degli italiani è investita in immobili e altre attività finanziarie e una tassa sui risparmi produrrebbe un crollo del valore delle case, il Movimento 5 Stelle non sosterrà mai una simile iniziativa".

La maggioranza non si allargherà e "ognuno resterà al suo posto", assicura. Ribadisce anche il no al Mes, nonostante l'approvazione della riforma arrivata ieri dall'Eurogruppo. 

"Ancora ne stiamo parlando? Finché il Movimento 5 Stelle sarà al governo il Mes non metterà piede in Italia".

La proposta LeU-Pd

Nei giorni scorsi il Partito democratico e Sinistra italiana hanno presentato un emendamento alla legge di bilancio, firmato da Nicola Fratoianni, Matteo Orfini, Erasmo Palazzotto, per l'abolizione dell'Imu e dell'imposta di bollo sui conti correnti da sostituire con una tassa sui grandi patrimoni. L'ipotesi è quella di una aliquota progressiva minima dello 0,2% sui grandi patrimoni, che verrebbe applicata su chi ha una base imponibile superiore ai 500 mila euro.

Secondo quanto informa Istat il reddito pro capite medio degli italiani è di 28.617 euro al 2019 secondo l'Istat, quindi l'imposta riguarderebbe solo le fasce più alte di reddito, oltre ai proprietari di grandi immobili e di capitali finanziari. Questo permetterebbe di eliminare l’imposta di bollo da 34 euro che ogni anno gli italiani pagano su tutti i conti correnti che hanno una giacenza superiore ai 5 mila euro. In molti, infatti, ritrovandosi con più conti correnti, ogni anno pagano decine e decine di euro di imposta di bollo e spesso neanche se ne accorgono perché essa viene prelevata dal o dai conti correnti trimestralmente: 8,5 euro ogni tre mesi.

Questa forma di prelievo è stata adottata nel 2012 dal governo Monti per risanare i conti pubblici, una sorta di mini patrimoniale annuale e “indolore” prelevata dai conti correnti.

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Luigi Di Maio, Italia
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