01:07 11 Maggio 2021
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Eni è pronta a mettere a frutto le risorse del Recovery Fund con investimenti in quattro aree strategiche per ridurre di 6,5 milioni di tonnellate le emissioni annuali di CO2 e creare fino a 100mila nuovi posti di lavoro ogni anno.

Investimenti in quattro aree per ridurre di 6,5 milioni di tonnellate le emissioni annuali di CO2 e creare fino a 100mila nuovi posti di lavoro ogni anno. È questo l’obiettivo di Eni che è pronta a mettere a frutto le risorse del Recovery Plan con una serie di progetti strategici.

La strategia è stata tracciata dall’ad, Claudio Descalzi, in un’intervista al Corriere della Sera. Per quanto riguarda la diminuzione delle emissioni di anidride carbonica l’Eni ha in programma il “sequestro di CO2 in giacimenti esauriti, la sua mineralizzazione, la biofissazione dalle microalghe e altre tecnologie mature”.

Poi c’è un settore dedicato alla mobilità con “Hvo-biodiesel e bio jet, alimentazione elettrica, a idrogeno e sostituzione del gas con biogas" in cui l’azienda ha intenzione di investire 350 milioni di euro dei fondi del Recovery Fund per l’adeguamento delle stazioni di servizio.

Le altre due aree di intervento riguardano le energie rinnovabili e l’economia circolare. Sul primo fronte si lavora all’implementazione degli impianti sui terreni di Eni e Cdp e sullo sviluppo di una tecnologia “per produrre energia dal moto ondoso” a cui sta lavorando il Politecnico di Torino.

Progetti che saranno sviluppati nei prossimi sei anni e che richiederanno, sottolinea l’ad di Eni, “investimenti di miliardi". “Solo nell'indotto e nell'impatto indiretto, creeremmo fra 70 mila e 100 mila nuovi posti di lavoro all'anno", ha assicurato il manager.

La “sfida”, ha detto Descalzi al Corriere è quella di “impegnare con efficacia e in tempi stretti gli 80 miliardi dei fondi europei per l'Italia che vanno al Green New Deal”. “Il governo”, assicura, è “attento” e “focalizzato” su questo.

Descalzi, riferisce l’Agi, esclude l’idea della necessità di nominare un commissario per il Recovery Plan. “Molto – ha detto l’ad - potrebbe essere lasciato alle società che sviluppano i progetti, abituate a confrontarsi con il mercato e con progetti complessi".    

"Il Recovery plan è assimilabile a un piano strategico, e in pochi mesi abbiamo dovuto accelerare e allineare tanti progetti e tante tecnologie, selezionando soprattutto quelle mature, con un impatto reale sulla decarbonizzazione – ha aggiunto Descalzi - gli investimenti fatti in nuove tecnologie negli ultimi anni e la nostra capacità di calcolo ci hanno aiutato nell'accelerare questi processi".       

"Anche il Recovery plan a livello nazionale comporta un'accelerazione – va avanti - una composizione e integrazione di diversi progetti fatti da differenti società, che vanno realizzate rapidamente”. Si tratterà però “di mesi, se non anni” per implementare il piano.

"Penso che le diverse componenti dell'industria italiana – ha concluso - siano pronte, ma il tutto va aggregato in un piano nazionale, e per come sta lavorando il governo sono ottimista".

L'ad si dice fiducioso infine, anche per gli scenari futuri: "In venti giorni il titolo Eni ha guadagnato il 43%, e sapete perché? Per i nostri risultati del trimestre, sì, e poi per i vaccini e per le elezioni negli Usa, cioè per prospettive di maggiore stabilità".

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