02:42 20 Gennaio 2021
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Il ministro dell'Istruzione ha convocato per oggi i sindaci delle città metropolitane per valutare il ritorno in classe degli studenti dal prossimo 9 dicembre.

Il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina lavora per il riaprire le scuole al più presto possibile e riportare gli studenti in classe, sostenuta dal M5S e dai membri del Cts, che nei giorni passati hanno allertato sui possibili danni psicologi e sociali sui giovanissimi, dovuti alla stop delle lezioni in presenza.

La Azzolina ha convocato per oggi i sindaci delle città metropolitane per fare il punto della situazione e valutare la riapertura. Nella stessa direzione va l'indirizzo del presidente del Consiglio che ha già annunciato che il governo farà di tutto per riaprire le scuole prima del Natale. Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, è favorevole ad anticipare la didattica in presenza, se la situazione sanitaria lo permetterà. 

Se il ministro metterà d'accordo i sindaci delle città metropolitane, che da sole rappresentano 21 milioni di abitanti, oltre un terzo la popolazione italiana, si andrà verso la riapertura e c'è già una probabile data, il 9 dicembre, che potrebbe comparire nel nuovo Dpcm in agenda per il 3 dicembre. 

Scetticismo da parte del viceministro Anna Ascani, secondo cui la "riapertura può avvenire non appena abbiamo un sistema che è in grado di reggere”, come ha spiegato al Tg3. Neanche il presidente della Regione Lazio è convinto poiché ritiene che ritorno fra i banchi a dicembre sarebbe un rischio per la salute degli studenti.

Diversi ancora i nodi da sciogliere, tra cui quello cruciale dei trasporti, con l'impossibilità di effettuare rapidamente i necessari tamponi, per evitare di mettere intere classi in quarantena. E poi mancano gli insegnanti che si attendevano a settembre ma non sono mai arrivati. 

Intanto i presidi si dividono fra chi pensa che sia meglio una didattica a distanza fatta bene che una didattica in classe "finta", perché interrotta da quarantene, e chi chiede di riaprire almeno 3 giorni a settimana. 

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Coronavirus, Scuola, Italia
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