11:25 01 Marzo 2021
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A 5 anni dall'omicidio di Giulio Regeni, ricercatore italiano sequestrato ed ucciso in Egitto, il leader di Italia Viva ha ripercorso le tappe della vicenda durante l'audizione alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Giulio Regeni della Camera dei deputati.

Durante l'audizione alla Camera dei Deputati Matteo Renzi, che all'epoca dei fatti era Presidente del Consiglio, ha ripercorso gli avvenimenti riguardanti il caso Regeni, iniziati nel gennaio 2016. Il leader di Italia Viva ha rivendicato l’operato del Governo che guidava ma qui ha anche ammesso di non riuscire a smettere di pensare alla tragedia e di avere dei rimpianti.

"Non c'è giorno in cui non pensi a questa tragedia e alla famiglia Regeni. Gli incontri con i genitori di Giulio mi hanno lasciato un dolore che non è recuperabile" ha raccontato Renzi.

​"Devo rivendicare con forza quello che ha fatto il Governo, quando abbiamo saputo ciò che stava succedendo abbiamo messo in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione. Lo faccio con estrema convinzione, perché si è trattato non di un lavoro di un singolo, ma di una risposta dell'Italia a un fatto che evidentemente è inaccettabile, che va chiarito nelle sedi opportune e che va presentato all'opinione pubblica per quello che è, senza verità di comodo [...] Forse se avessimo saputo prima, avremmo potuto agire prima" ammette il leader di Italia Viva.

Il racconto di Matteo Renzi: Si richiese subito collaborazione

Nel ripercorrere le tappe dei vari avvenimenti risalenti al gennaio del 2016, Renzi afferma la tempestività con la quale il Governo richiese subito collaborazione all'omologo egiziano.

Quando la notizia della morte di Giulio è diventata ufficiale, abbiamo preteso da subito la verità. Il rapporto con Al-Sisi – il Presidente della Repubblica egiziana – era un rapporto importante, quando siamo stai informati, il 31 gennaio 2016, abbiamo attivato immediatamente i nostri canali segnalando la situazione ai massimi livelli egiziani. Quando è stato ritrovato il corpo di Giulio, sono arrivati lo sdegno e la dura condanna".

Sulla scelta estrema di ritirare l'ambasciatore, Renzi afferma la complicità del Ministero degli Esteri ma afferma che se fosse oggi il Presidente del Consiglio non agirebbe nello stesso modo.

"La scelta di ritirare l'ambasciatore è stata condivisa con il ministro degli Esteri, è un gesto estremo che si fa una volta a cui devono seguire delle conseguenze. Se fossi il presidente del Consiglio oggi non ritirerei l'ambasciatore, ma nominerei un inviato speciale per fare sì che il regime di Al-Sisi consenta di processare i responsabili che la Procura ha individuato" conclude Renzi.

A fine ottobre l'inchiesta riguardo l'omicidio di Giulio Regeni si è avviata verso la chiusura a quasi due anni dall’iscrizione nel registro degli indagati dei cinque agenti della National security egiziana. Iscrizione avvenuta il 4 dicembre 2018.

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