11:43 01 Marzo 2021
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Il viceministro della Salute mette in guardia sul rischio di un allentamento dovuto alle festività natalizie, che espone al contagio anziani e fragili, e avverte che nonostante i miglioramenti dell'indice Rt, la pressione sugli ospedali resta alta.

Non sarà un Natale tradizionale quello del 2020, con il virus ancora in circolazione, nonostante il miglioramento della curva dei contagi. Lo ha detto il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, intervenendo a Mattino 5. 

Le tradizioni natalizie, i cenoni in famiglia potrebbero rivelarsi fatali soprattutto per i soggetti più esposti al rischio complicazioni, ovvero anziani e fragili. 

"Sarà un Natale di emergenza, non c’è ombra di dubbio. E’ inutile che ci giriamo in torno: tra regali, baci e abbracci in situazioni con anziani di 80-85 anni basta un solo positivo e si rischia una strage", afferma Sileri senza usare mezzi termini. "Non riesco a pensare al cenone di Natale o al veglione di Capodanno - prosegue - Capisco il desiderio di tornare alla normalità, ma è qualcosa che può essere anche letale. Cerchiamo di essere concreti: il virus circolerà ancora il 25 dicembre, cerchiamo di non vanificare gli sforzi". 

Sileri commenta la mortalità giornaliera causata dal Covid, che da oltre tre settimane si assesta sopra i 500 decessi al giorno, arrivando a superare i 700 morti in 24 ore. 

"I numeri di oggi non ci permettono di tornare ad una normalità completa. Leggo i dati, abbiamo avuto 630 morti: è come se ogni giorno cadessero 3 aerei pieni di italiani. E' vero che muoiono i più fragili e più anziani, ma senza il coronavirus avrebbero vissuto ancora", dice il viceministro, puntando il dito contro gli assembramenti.

Il quadro generale della situazione epidemica è migliorato, con un decremento dell'indice Rt che segna l'uscita dalla fase esponenziale della curva dei contagi. Ma Sileri ricorda la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive, che resta alta. 

"I dati sono in miglioramento, è innegabile, grazie all’ultimo Dpcm. Un impianto di regole nazionali con restrizioni più forti, con zone rosse e arancioni, riduce l’esposizione al virus e riduce i contagi. Quello che manca è la riduzione della pressione sugli ospedali", spiega.

Per alleggerire le restrizioni sarà necessaria una riduzione del carico sugli ospedali e i primi effetti delle restrizioni su posti letto e terapie intensive potrebbero iniziare a vedersi tra qualche settimana.  

"Finché non diminuisce la pressione sul servizio sanitario nazionale, la situazione resta in sospeso. O meglio, sono sicuro che il quadro migliorerà e verranno alleggerite le condizioni delle regioni rosse e arancioni, bisogna aspettare un paio di settimane. Ma tra un mese ipotizzo che una regione avrà alcune zone ancora rosse e altre arancioni: in queste aree nulla cambierà rispetto a oggi", ribadisce Sileri.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Salute, nelle ultime 24 ore l'Italia ha registrato 22.930 nuovi casi Covid, 630 decessi e 31.395 guarigioni.

Il bilancio dell'epidemia di Covid in Italia è di 1.431.795 positivi e 50.453 decessi.

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Natale, Coronavirus, Italia
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