02:58 03 Dicembre 2020
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L'influencer da 21,9 milioni di follower: "Quando si tratta di episodi di violenza contro le donne i media danno le notizie nel modo più sbagliato possibile creando già opinioni e giudizi”. E su victim blaming e revenge porn fa appello alle donne: "Società maschilista, è ora di cambiare le cose".

Il caso della 18enne stordita con un cocktail di alcol e droghe e violentata per ore nell’appartamento dell’imprenditore Alberto Genovese, ex ceo di Facile.it (Genovese ha lasciato Facile.it nel 2014 e non ha oggi alcun ruolo operativo - ndr.), indigna anche Chiara Ferragni.

La regina delle influencer italiane, incinta per la seconda volta di una bambina, scende in campo in difesa delle donne vittime di abusi. E lo fa con il suo consueto modo di comunicare: tramite un post su Instagram, intitolato “Essere donna nel 2020”. Un filmato di circa dieci minuti in cui la fashion blogger accusa i media di comunicare in modo sbagliato quando si tratta di raccontare di donne vittime di violenza, giustificando di fatto i comportamenti maschili.

“La nostra società è ancora molto maschilista e patriarcale, questo giudizio deriva anche dalle donne stesse che si criticano l’un l’altra”, spiega Ferragni, che punta il dito contro il mondo dell’informazione. “Danno le notizie – accusa - nel modo più sbagliato possibile creando già opinioni e giudizi”.

“In tantissimi fatti di cronaca – prosegue l’influencer citando un’altra blogger su Instagram - che coinvolge donne, vengono citati dettagli ininfluenti, come il fatto che l’uomo fosse geloso, che la donna gli facesse le corna, insomma che fosse stanco di una situazione, ingelosito”. “Dettagli influenti per il reato commesso – nota l’influencer – ma che ci portano a pensare che la donna sia in qualche modo colpevole”.

“Anche adesso con Genovese – prosegue il ragionamento - ho letto articoli assurdi: si parlava di lui come un genio e il fatto che avesse stuprato una ragazza non veniva quasi contemplato”. Addirittura, incalza Ferragni, “ho letto di uomini che hanno ammazzato la propria famiglia, che penso sia il reato più brutto che si possa commettere, di cui si diceva ma era un brav’uomo”. “Questi dettagli in una narrazione non vanno fatti, perché tu media stai dando un giudizio che influenzerà tantissimo le persone che leggono”.

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Un post condiviso da Chiara Ferragni (@chiaraferragni)

Il “victim blaming”, fenomeno denunciato da Chiara Ferragni, è proprio lo spostamento della colpa dalla vittima all’aggressore. Succede nei casi di stupro, per esempio, quando ci si interroga sul tipo di abbigliamento della vittima o se fosse o meno ubriaca. L’influencer fa l’esempio di alcune sentenze in cui proprio la questione dei vestiti ha avuto un ruolo determinante.

E rivela di aver pianto leggendo i messaggi e le testimonianze di ragazze che “non hanno avuto il coraggio di denunciare una violenza per paura del giudizio delle persone e perché si sentivano in qualche modo colpevoli di quello che gli era successo perché erano ubriache, perché avevano indossato una gonna corta, o perché erano tornate a casa da sole o più tardi del previsto”. “Situazioni assurde”, le definisce la blogger, che va avanti parlando dello slut shaming, ovvero la colpevolizzazione di una donna per comportamenti o desideri sessuali, e il revenge porn.

La questione è tornata alla ribalta con il caso della maestra di Torino, allontanata dalla scuola dove insegnava dopo la diffusione di un video hard da parte del suo ex fidanzato. “Il revenge porn è un reato al cento per cento, non un atto di goliardia maschile”, si accalora la blogger. “Questi atti, tipici del sesso maschile, vengono giustificati perché ‘boys will be boys’, ovvero, i maschi sono maschi e lo fanno per divertimento e non per fare del male”, continua Ferragni.

Questo, secondo l’influencer, rende difficile per le donne denunciare ed evitare che queste cose accadano. L’appello è alle donne per sostenersi a vicenda, non giudicarsi e cercare di cambiare le cose. “È il momento – conclude Ferragni – di costruire una società migliore”.

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