18:27 29 Novembre 2020
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Oltre 50mila aziende aderenti a Confcommercio Toscana hanno annunciato uno sciopero fiscale per protestare contro le misure adottate dal governo per fronteggiare la crisi prodotta dal Covid: “Non abbiamo più risorse, dallo Stato vogliamo tutele e rispetto ma ci trattano come un bancomat".

“Le nostre aziende non hanno più risorse e preferiamo continuare a pagare prioritariamente dipendenti e fornitori rispetto ad uno Stato che non comprende, anzi calpesta, le nostre ragioni di esistere”. Così la presidente di Confcommercio Toscana, Anna Lapini, ha annunciato lo sciopero fiscale di 50mila imprese della regione “zona rossa”.

Le ragioni che hanno portato all’iniziativa sono riassunte in una lettera inviata da Lapini al presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli. E sul sito dell'associazione c'è anche una lunga lista di tasse e imposte che possono essere incluse nello "sciopero".

Non siamo “evasori”, ci tengono a sottolineare i commercianti toscani. Lo sciopero fiscale rappresenta, chiariscono per bocca della presidente di una “ribellione pacifica e silenziosa contro un sistema statale che continua a trattare le imprese e i professionisti come “bancomat”, senza tutela né rispetto”.

Il governo, denuncia Lapini, doveva “concederci la sospensione della contribuzione fiscale, non considerando che non lavorando, e quindi non incassando, non abbiamo risorse per far fronte a questi impegni”. Invece, si legge nel testo della lettera, ai commercianti sono stati proposti “ristori” definiti “irrisori”.

L’associazione denuncia anche una disparità di trattamento che penalizza il commercio al dettaglio: “È evidente che se un negozio di abbigliamento o di articoli per la casa non potrà stare aperto in questo periodo, gli acquisti di Natale saranno concentrati su altri settori ai quali invece è concesso di lavorare”.

“È mai possibile – continua Confcommercio Toscana - che, solo per fare alcuni esempi, i centri commerciali e la grande distribuzione possano trattare la vendita di prodotti che a noi non è consentito vendere, i commercianti su aree pubbliche non siano autorizzati a vendere, per esempio, fiori o calzature per bambini, mentre invece lo sia concesso alle analoghe attività a posto fisso?”.

I titolari degli esercizi commerciali si dividono tra “rabbia e sconforto”. Il governo, attacca Lapini, non sembra essere “troppo interessato” al grido di dolore dei commercianti. Per questo le aziende toscane hanno “deciso di alzare la voce e fare di tutto per impedire il progetto di liquidazione di un intero settore economico”.

Un settore che soltanto in Toscana, secondo i dati forniti dalla stessa associazione, garantiva il 75 per cento del Pil, pari a 77 miliardi di euro, e il 64 per cento dell’occupazione con 718mila lavoratori impiegati.

“Le nostre aziende sono attonite, atterrite e disorientate da una situazione mai vista prima, che sta producendo effetti disastrosi ben al di là di ogni peggiore previsione”, afferma la portavoce dei commercianti.

“Mentre ci è di fatto impedito, per legge, di lavorare – aggiunge - e quindi di fatturare e di incassare, chi ci governa non si è preoccupato di fermare i costi delle nostre aziende, che invece continuano a correre”.

“Mentre l’evasore fiscale è un ladro della collettività e come tale va condannato, chi protesta contro l’iniquità dello Stato adottando uno strumento legittimo come lo sciopero fiscale compie un atto ben diverso e ben più condivisibile anche da un punto di vista sociale”, ha sottolineato anche il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni.

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