00:46 01 Dicembre 2020
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Dopo le sanzioni per gli assembramenti davanti alla mensa dei bisognosi di via Prè, ieri è stata la volta di un clochard di Como al quale sono stati comminati 400 euro di multa: "Non ha potuto spiegare come mai si trovasse per strada e non a casa nonostante le restrizioni Covid”.

Non ha una casa, Pasquale, 63 anni. Da un decennio ormai è una presenza fissa nel portico di via Cesare Cantù a Como. Un pezzo di città diventato il rifugio di questo clochard italiano. Fino a ieri, quando i vigili lo hanno multato per il mancato rispetto delle misure anti-contagio.

Dopo la vicenda degli indigenti sanzionati a Genova per gli assembramenti in fila alla mensa dei bisognosi di via Prè, arriva il caso di questo clochard al quale sono stati comminati 400 euro di multa perché “non ha potuto spiegare come mai si trovasse per strada e non a casa nonostante le restrizioni Covid”.

A denunciare l’episodio è il gruppo del Pd della città, con una nota sottoscritta da Angelo Orsenigo, consigliere regionale Dem, Tommaso Legnani, segretario cittadino dello stesso partito, Francesco Giudici e Mattia De Marco, dei Giovani Democratici.

“Chiediamo innanzitutto al Questore di Como che la multa venga ritirata: non solo ammonta a una somma impossibile da pagare per chi è in una condizione di grave indigenza ma soprattutto rischia di rafforzare l’impressione che Como e le sue istituzioni non abbiano pietà per i poveri in un momento così difficile”, scrivono i Dem.

“Ma c'è tutto un lavoro urgente che spetta all'amministrazione comunale perché episodi del genere non si ripetano più – continua il post - si deve aprire un dormitorio permanente, certo, ma dobbiamo pensare a percorsi di reintroduzione in società che siano davvero un’alternativa valida oltre a un pasto e un tetto nei mesi più freddi”.

Non mancano, infine, le polemiche nei confronti dell’amministrazione di centrodestra: “Como deve essere conosciuta per questo, per la propria misericordia”. “Non – attacca il Pd - per le ordinanze anti-mendicanti, non per i Wifi pubblici spenti e le panchine rimosse per evitare assembramenti di stranieri, non per i cancelli posti a sbarrare i portici di San Francesco ai senza dimora e non per le multe a chi non ha una casa”.

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