20:49 03 Dicembre 2020
Italia
URL abbreviato
Di
110
Seguici su

L'indice Rt scende sotto quota 1,8 in tutta Italia, ma gli esperti del ministero della Salute avvertono: "Non dobbiamo di fare l’errore della scorsa estate". Nonostante i dati incoraggianti la situazione negli ospedali resta difficile ed è destinata a rimanere critica anche nelle prossime settimane.

Le misure restrittive iniziano a fare effetto. Il nuovo report settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, citato dall’Adnkronos Salute, fotografa una discesa del valore dell’indice Rt a quota 1.18 in quasi tutte le regioni italiane.

Su tutto il territorio nazionale il valore massimo dell’indice di trasmissibilità del virus, nell’ultima settimana, è stato pari a 1,25 e in cinque regioni – Lazio, Liguria, Lombardia, Molise e Sardegna – è sceso sotto la soglia dell’1.

Per questo nessuna regione italiana virerà verso un colore più scuro, cambiando scenario di rischio, salvo l’Abruzzo, che però ha deciso di entrare autonomamente in “zona rossa”. Nonostante i dati incoraggianti, però, per i primi allentamenti delle misure restrittive si dovrà attendere, secondo quanto riferisce Repubblica, la prossima settimana.

“Non dobbiamo cantare vittoria”, avverte però il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, durante il briefing settimanale al ministero della Salute. “Il numero dei casi continua a crescere anche se lentamente”, ma l’obiettivo, ha ricordato, “è far scendere l’Rt sotto la soglia dell’uno ed ottenere una decrescita rapida dei nuovi casi”.

Il rischio, ha detto Brusaferro, “resta alto” anche se “abbiamo segnali positivi di efficacia delle misure”. Le strutture sanitarie, infatti, restano sotto pressione: “Il numero delle nuove diagnosi resta elevata e le strutture si trovano a dover dilazionare la risposta assistenziale”. La decelerazione nell’incremento dei nuovi contagi, ha avvertito il presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts, Franco Locatelli, deve essere, quindi, “un incentivo per essere ancora più stringenti e rigorosi”. Quanto stiamo ottenendo, ha raccomandato, “deve trovare conferma in una strategia che deve andare avanti nei prossimi giorni finché non raggiungeremo un indice contagiosità sotto l’uno”.

“Non dobbiamo di fare l’errore della scorsa estate”, è l’appello degli esperti, sottovalutando la recrudescenza del virus che dallo scorso ottobre è tornato a diffondersi a livelli preoccupanti.

All’abbassamento dell’indice Rt, inoltre, non può immediatamente corrispondere un allentamento delle misure restrittive perché, sottolinea Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione al ministero della Salute, “l’ospedalizzazione può durare a lungo, soprattutto per i pazienti in terapia intensiva”.

La “sofferenza dei servizi sanitari”, quindi, è destinata ad andare avanti "anche per settimane nonostante decrescita dell’Rt”. “Gli indici di occupazione posti letto – ha aggiunto - non sono positivi e questa situazione può durare a lungo”.

Insomma, sottolinea Brusaferro, “siamo lontani dal liberi tutti”. “Ma – ha aggiunto il direttore dell’Iss - se il trend prosegue, senza violare le regole di fondo si andrà verso nuove concessioni”. "Il Natale dovrà essere un Natale responsabile e sarà sicuramente diverso", ha detto Locatelli.  

Dal report settimanale si è evidenzia anche la crescita dell’età media dei contagiati, che rimane sotto i livelli di febbraio-marzo, ma è leggermente in crescita. “La quota di persone sopra i 70 anni è coinvolta a pieno titolo in questa epidemia”, dicono gli esperti. Età media dei decessi è stabile attorno agli 80 anni ma preoccupa l’aumento dei decessi evidenziata anche nei dati odierni. La maggioranza dei pazienti però restano asintomatici e paucisintomatici. "La sfida - ripete Brusaferro - è quello di proteggere le persone più fragili". 

Per ora, quindi, i colori delle regioni non cambiano, come stabilisce l’ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, valida fino al prossimo 3 dicembre. Tra le regioni a rischio, secondo l’Adnkronos, ci sono Friuli Venezia Giulia, attualmente “arancione”, Molise e Veneto, entrambe in zona “gialla”, che rischiano nel prossimo mese di virare verso la “zona rossa”.

"I dati che iniziamo a ricevere lasciano intravedere la luce in fondo al tunnel ma bisogna avere un approccio prudente”, ha detto il ministro Speranza, citato da Repubblica. “Nei primi mesi del 2021”, ha aggiunto il ministro, potranno arrivare “le prime dosi” del vaccino. 

“La priorità – ha detto Locatelli – sarà assegnata alle categorie professionalmente esposte, non solo a tutela loro, ma soprattutto a la tutela di chi viene affidato a queste persone”. “Vaccinare gli operatori delle Rsa e degli ospedali – ha sottolineato - significa tutelare poi gli utenti di queste strutture”.

“I profili di sicurezza dei vaccini – ha aggiunto Locatelli – seguiranno, nonostante la situazione emergenziale, step ineludibili garantiti dalle agenzie regolatorie”. "Io - assicura - lo farei senza esitazione".

“Si sta lavorando da settimane su un piano nazionale vaccinazioni anti-Covid che tiene conto sia delle strategie vaccinali che di logistica e organizzazione che fa capo al commissario Domenica Arcuri”, ha poi chiarito Rezza, che assicura che “sul fronte sanitario il piano è a buon punto e verrà presentato presto dal ministro”.

I dati dell'emergenza Covid in Italia

Il bollettino del ministero della Salute oggi parla di 37.242 nuovi contagi e 699 decessi per il Covid a fronte di 238.077 tamponi eseguiti. I ricoveri in terapia intensiva sono cresciuti di 36mila unità, facendo salire il totale a 3.748.

Correlati:

Covid: in Italia oltre mezzo milione di guariti, in leggera crescita contagi e decessi
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook