16:39 24 Novembre 2020
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Aumentando la dispersione scolastica così come il numero dei giovani tagliati fuori da percorsi di studio, di formazione o lavorativi, tutti fenomeni già ben presenti prima dell’arrivo del virus, come emerge dal nuovo “Atlante dell’infanzia a rischio”.

Dall’analisi emerge che per la prima infanzia, nell’anno 2018-2019 solo il 13,2% dei bambini ha avuto accesso a servizi pubblici offerti dai Comuni, che quasi uno studente al secondo anno delle superiori su 4, il 24%, non ha raggiunto le competenze minime in matematica e in italiano, e che il 13,5% ha abbandonato la scuola prima del tempo.

E che più di uno su cinque, il 22,2%, è andato a incrementare l’esercito dei NEET, cioè di coloro che non studiano, non lavorano e non investono nella formazione professionale.  

Interpellata da Sputnik Italia, Antonella Inverno, Responsabile Politiche per l'Infanzia di Save the Children Italia, ha denunciato come la situazione della povertà educativa sia “abbastanza drammatica”, ricordando come l’Italia sia anche “caratterizzata da forti disuguaglianze non solo territoriali, ma anche sociali”.

Zone rosse di povertà educativa

“Ci sono zone rosse in relazione alla povertà educativa che non sono solo nel Sud Italia, ma anche in regioni molto avanzate”, ha precisato. Alla luce dei dati Istat, Ocse-Pisa e Invalsi, tenendo quindi in considerazioni condizioni socio-economiche, percentuale di presa in carico per servizi della prima infanzia, percentuale di dispersione scolastica e percentuale di dispersione implicita, cioè di quanti finiscono il ciclo di studi, ma non acquisiscono le competenze minime, “le situazioni peggiori sono al Sud, ma anche in regioni avanzate ci sono province a rischio medio, come Pavia, Mantova, Rovigo, Imperia, Arezzo Aquila e Rieti”, ha precisato Inverno.

Recovery Fund "un'occasione unica"

Per far fronte a questa situazione i fondi europei del Recovery Fund rappresentano “un’occasione unica”.

“E’ assolutamente necessaria una riforma dell’infrastruttura socio-educativa per i bambini molto piccoli. Chiediamo di investire diversi miliardi per la costruzione di nuovi posti in asilo nido, perché la percentuale di presa in carico rimane bassissima, meno di un bambino su tre può avere accesso all’asilo nido, e in alcune regioni italiane, soprattutto al Sud, la rete è quasi inesistente. Per noi è il primo investimento, uno strumento di contrasto alla povertà educativa, perché se si investe da subito nell’educazione dei bambini si riduce il divario, si riporta tutto il sistema educativo, dall’asilo nido alla scuola superiore alla sua funzione di equalizzatore e ascensore sociale”. 

Analisi condotte in passato da Save the Children hanno infatti evidenziato come le disuguaglianze siano già presenti a 3 anni e mezzo. "Differenze che diminuiscono con la frequenza dell’asilo nido2, ha rimarcato Inverno.

investire sulle competenze digitali

E in tempi di pandemia, con le scuole che ricorrono sempre più spesso alla didattica a distanza, per Save the Children, è necessario investire non solo sull'acquisto dei pc, ma anche sulle competenze digitali dei ragazzi.

“Sappiamo che il governo ha stanziato fondi per ridurre il digital divide, che rimane uno dei problemi principali in questo momento di didattica a distanza, ma non è solo una questione di avere e non avere il device, è questione anche di competenze digitali. Purtroppo i ragazzi italiani sono agli ultimi posti delle classifiche europee per le competenze digitali. Per i minori più svantaggiati serve quindi un sostegno concreto e fattivo rispetto al metodo di studio".

Contrastare la dispersione

Tuttavia rimane prioritario contrastare la dispersione scolastica, perché dai territori arrivano a Save the Children segnalazioni di bambini e ragazzi che spariscono dal radar delle scuole.  

Chiediamo task force territoriali che raggiungano i bambini che si stanno perdendo. La cosa più urgente è attivare un monitoraggio per capire chi sta frequentando e chi no la scuola. Arrivano segnali dai territori di fenomeni di allontanamento dalla scuola che perdurano da marzo scorso, dal primo lockdown. Questi ragazzi vanno individuati e recuperati, fisicamente, non attraverso la dad, ma attivando forme di sostegno individuale", ha concluso Inverno.
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