16:55 24 Novembre 2020
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Questi i primi risultati di un’indagine sul “southworking”, realizzata per conto della Svimez su 150 grandi imprese, con oltre 250 addetti, che operano nelle diverse aree del Centro Nord nei settori manifatturiero e dei servizi.

Un dato che potrebbe essere solo la punta di un iceberg perché, ha sottolineato l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, se si tiene conto anche delle imprese piccole e medie, con oltre 10 addetti, molto più difficili da rilevare, si stima che il fenomeno potrebbe aver riguardato nel lockdown circa 100mila lavoratori meridionali.

Nello studio si ricorda che attualmente sono circa due milioni gli occupati meridionali che lavorano nel Centro-Nord. Dall’indagine emerge anche che, considerando le aziende che hanno utilizzato lo smart working nei primi tre trimestri del 2020, o totalmente o comunque per oltre l’80% degli addetti, circa il 3% ha visto i propri dipendenti lavorare in “southworking”.

Riportare al Sud i giovani laureati

Il rapporto propone quindi di identificare un target dei potenziali beneficiari di misure per il “southworking”, concentrando gli interventi sull’obiettivo di riportare al Sud giovani laureati (25-34enni) meridionali occupati al Centro-Nord.

Utilizzando i dati Istat sulla forza lavoro e quelli relativi all’indagine sull’inserimento professionale dei laureati italiani, si è stimato che la platea di giovani potenzialmente interessati ammonterebbe a circa 60.000 giovani laureati.

Direttore Svimez: servono servizi

Per riportare al Sud i giovani servono però servizi, ha sottolineato il direttore della Svimez, Luca Bianchi, secondo cui “avviare un pacchetto di misure a sostegno del southworking potrebbe favorire la riattivazione di quelle precondizioni dello sviluppo da troppi anni abbandonate”.

“Per realizzare questa nuova opportunità è tuttavia indispensabile costruire intorno ad essa una politica di attrazione di competenze con un pacchetto di interventi concentrato su quattro cluster: incentivi di tipo fiscale e contributivo; creazione di spazi di co-working; investimenti sull’offerta di servizi alle famiglie, come asili nido, tempo pieno, servizi sanitari; infrastrutture digitali diffuse in grado di colmare il gap Nord/Sud e tra aree urbane e periferiche”, ha precisato Bianchi.

Nata l'Associazione South Working Lavorare dal Sud

Lo studio della Svimez ha visto la collaborazione dell’associazione South Working Lavorare dal Sud, fondata dalla palermitana e south-worker Elena Militello, che domani parteciperà all’evento online Smart Working organizzato dalla Svimez in collaborazione con PugliaEuropaMed e Comune di Bari.

In base ai dati dell’Associazione l’85,3% degli intervistati andrebbe o tornerebbe a vivere al Sud se fosse loro consentito, e se fosse possibile mantenere il lavoro da remoto.

Si tratta, ha spiegato Militello, di una realtà che già conta 7.300 persone iscritte alla pagina Facebook, con un pubblico di circa 30mila persone ogni mese.

Da questa ricerca, condotta su un campione di 2.000 lavoratori, emerge che:

  • circa l’80% ha tra i 25 e i 40 anni, possiede elevati titoli di studio, principalmente in Ingegneria, Economia e Giurisprudenza
  • nel 63% dei casi, un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

 

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