18:28 29 Novembre 2020
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Il tasso di mortalità è sceso all'1% e i deceduti sono per lo più soggetti anziani con gravi comorbilità.

La seconda ondata è meno letale della prima. Di Covid-19 si continua a morire, ma si muore meno. La netta riduzione della mortalità non è dovuta a una mutazione del virus ma ai progressi della medicina, che ha imparato a "combattere contro un mostro. Lo ha spiegato il direttore dell'Istituto Spallanzani, Francesco Vaia, in un'intervista al Corriere della Sera. 

“Il tasso di mortalità a causa del Covid oggi è diminuito notevolmente. Se a marzo eravamo infatti sopra al 10% dei contagiati totali, ora siamo scesi sotto l’1. Questo perché abbiamo imparato a combattere e curare questo mostro. Un mostro che colpisce e uccide soprattutto chi è già malato”, esulta il professore.

Illustrando l'esito di uno studio sugli esami autoptici dell’istituto di Anatomia patologica, condotto su 61 pazienti morti nel Lazio, in Umbria e in Abruzzo, Vaia evidenzia come i soggetti più predisposti a complicazioni fatali, soffrano di patologie pregresse spesso dovute a un cattivo stile di vita. 

La maggior parte dei casi analizzati nello studio, 48 uomini e 13 donne di età compresa tra 35 e 90 anni, “è affetta da altre patologie - precisa Vaia - ipertensione, diabete e cardiopatia cronica per prime. I dati dicono due cose. Che l’età media delle vittime resta alta. E che le patologie di cui soffre chi muore per il coronavirus sono la classiche malattie legate a uno stile di vita poco corretto. Il che ci deve far riflettere”.

Il coronavirus in Italia

Il Belpaese è stato uno dei più colpiti al mondo e il primo focolaio di Covid-19 in occidente. Dal primo caso endogeno scoperto il 21 febbraio a Codogno, sono oltre 1,18 milioni i contagiati e 45.229 le persone morte per coronavirus. Nella giornata di ieri sono 33.977 i nuovi positivi e 546 i decessi in 24 ore. 

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