18:24 28 Novembre 2020
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Da marzo a maggio del 2020 nel Lazio è triplicato il numero dei bambini nati morti. Secondo uno studio dell'Università La Sapienza alla base del triste dato ci sarebbe la scarsità di controlli effettuati per paura di contrarre il virus in ospedale.

Tra le conseguenze nefaste del lockdown della scorsa primavera c’è anche quella dell’aumento della natimortalità. Nel periodo compreso tra marzo e maggio di quest’anno, infatti, secondo uno studio coordinato da Mario De Curtis, professore ordinario di Pediatria presso il Dipartimento di Pediatria e Neuropsichiatria Infantile dell’Università di Roma La Sapienza e direttore della UOC di Neonatologia, Patologia e Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Umberto I di Roma, pubblicato da Archives Disease in Childhood, nel Lazio c’è stato un boom dei bambini nati morti.

Lo studio, condotto nei centri nascita della regione che conta 5,8 milioni di abitanti e in cui nasce il 10 per cento dei nuovi italiani, ha evidenziato come il numero delle morti registrato nei tre mesi in cui l’Italia ha chiuso per Covid è stato superiore di almeno tre volte a quello dello stesso periodo dell'anno precedente. 

Alla base di questo triste dato ci sarebbe la mancanza di prevenzione dovuta proprio alla riduzione delle visite di controllo per la paura di contrarre il virus. L’aumento del numero dei bambini nati morti, infatti, per gli autori dello studio, citati dalla Repubblica, non sarebbe collegato direttamente al Covid, che ha colpito una fetta molto ridotta delle donne in gravidanza, circa una su mille nel centro Italia.

Al contrario a determinare l’esito tragico della gestazione per molte donne sarebbe in primo luogo la mancanza di “controlli adeguati durante la gravidanza”. Molte, infatti, hanno preferito evitare di recarsi in ospedale o dal proprio ginecologo “per paura di contrarre l'infezione”. Alla base del triste fenomeno, quindi, per gli specialisti, ci sarebbe proprio la mancanza di controllo provocata dagli effetti psicologici della pandemia.

La difficoltà a curare i pazienti ordinari e ad effettuare prevenzione in tempi di emergenza sanitaria è un problema che si sta sperimentando in molti ospedali italiani, che in queste settimane sono di nuovo affollati dai pazienti positivi al virus. Le conseguenze sono disastrose, sia sul piano umano, sia su quello dei costi per il sistema sanitario.

Dallo studio emerge anche come il lockdown abbia avuto, invece, un effetto positivo sui parti pretermine, che si sono ridotti, anche per il fatto che le donne sono state costrette, per forza di cose, ad uno stile di vita più tranquillo.

Quello che è certo, però, secondo gli esperti, è che nelle regioni dove entreranno in vigore misure sempre più restrittive per arginare i contagi, si dovrà tenere conto del dato catastrofico sulla natimortalità per invertire il trend nei prossimi mesi, sensibilizzando le donne in dolce attesa ad effettuare i controlli nonostante la pandemia.

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