04:02 28 Novembre 2020
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Pd e Leu e i medici spingono per un lockdown totale mentre Conte frena.

A partire dal 15 novembre l'Italia potrebbe diventare zona rossa se non dovesse arrivare una riduzione significativa dell'epidemia di COVID-19 dopo l'ultimo dpcm. Per ora con le nuove misure ci dovrebbe essere un calo dei contagi.

Da ieri sono state annunciate zona arancione le regioni Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria dopo il Report 25 dell'Istituto Superiore di Sanità sulla situazione sanitaria nei loro territori.

Ieri nel bollettino della protezione civile sono stati rilevati 25.271 nuovi contagi, 147.725 tamponi e 356 morti, oltre ad altre 115 persone ricoverate in terapia intensiva. La curva continua ad essere preoccupante e la percentuale positiva / tampone resta sostanzialmente stabile, dal 17,06% di ieri al 17,1% di ieri.

Quindi in virtù di questo arrivano appelli a una chiusura maggiore, a un vero e proprio lockdown. In particolare gli inviti arrivano dalle organizzazioni di infermieri regionali, dall'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi), dalla fondazione Gimbe e dalla presidenza della Federazione degli ordini dei medici.

Ora si sta monitorando la situazione ma se dovesse registrarsi un netto peggioramento si procederà con un lockdown generale.

Secondo Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri "siamo in enorme ritardo e non possiamo più assistere a questo rimpallo di responsabilità tra Regioni e governo". A detta sua, c'è già il rischio, se si continuerà così, di tornare alla situazione vissuta durante la prima ondata, nella quale si è dovuto decidere chi intubare e chi no. Secondo Palermo i numeri già giustificano assolutamente la chiusura.

La proclamazione del lockdown nazionale avverrà il 15 novembre nel caso i contagi non si fermeranno. Domenica prossima si valuterà l'efficacia del nuovo dpcm.

Cosa prevede il Dpcm

Il nuovo Dpcm è entrato in vigore il 6 novembre e  di fatto divide l'Italia in tre zone di rischio. Le regole prevedono difatti la suddivisione del territorio nazionale in tre fasce di rischio epidemiologico: rossa, arancione e gialla, con provvedimenti specifici in base alle criticità territoriali.

Mentre la zona rossa torna in lockdown e sulla zona arancione vengono imposte restrizioni severe agli spostamenti, anche interregionali, la zona gialla, quella con il rischio epidemiologico meno elevato, di fatto vedono degli irrigidimenti alle normative anti-contagio.

Il provvedimento impone il coprifuoco notturno su gran parte del territorio nazionale dalle 22 alle 5 del mattino, la chiusura dei centri commerciali la domenica e i festivi, la riduzione al 50% della capienza dei mezzi pubblici, il ritorno alla didattica a distanza per le classi degli istituti superiori e all'università e la chiusura di mostre e musei.

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