03:06 28 Novembre 2020
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Il patron del ristorante Oste&Cuoco di Milano rilancia dopo la richiesta dei ristoratori al Comune di non pagare la Tari.

Filippo La Mantia, chef palermitano che ha spostato il suo cuore e la sua attività da anni a Milano con il suo "Oste&Cuoco", non è per le mezze misure: “Bisogna chiudere tutto e riaprire quando la situazione epidemiologica sarà gestibile e controllabile”, ha detto interpellato da Sputnik Italia.

In un panel con altri cuochi, come Andrea Berton, Davide Oldani e Giancarlo Morelli, è stata lanciata la provocazione al comune di Milano di non far pagare la Tari ai ristoranti, che stanno patendo un prezzo altissimo per la crisi: “Non è una provocazione è un fatto – ha detto La Mantia a Sputnik Italia – riguarda tutti noi e anche i ristoratori e chef che hanno locali più piccoli che devono essere aiutati e assistiti”.

I tentativi di resistere

Lo chef La Mantia ribadisce gli sforzi fatti e gli investimenti messi in campo dai “noi che abbiamo ancora grandi strutture: abbiamo speso e assunto e ci abbiamo provato, ma ci siamo trovati a fare ancora più investimenti senza avere un ritorno”.

Filippo La Mantia, chef di "Oste e Cuoco"

E cita i 70mila euro di spese per la sanificazione due volte al giorno per il suo locale nel salotto buono di Milano, il distanziamento tra i clienti, con la conseguente riduzione dei posti a sedere e quindi del fatturato. “Nonostante questo abbiamo sempre avuto problemi enormi e nessuno ci ha dato merito di quanto fatto”.

E anche per la crisi La Mantia a fine anno cambierà location e si sposterà in un locale più piccolo.

L’allarme sul settore

Per lo chef gli errori fatti sono stati tanti nella gestione della pandemia e delle sue ricadute sulle attività di ristorazione: “Riaprire poco prima dell’estate è stato inutile, dovevamo chiudere tutto e rivederci quando la situazione era molto più controllabile”.

“Far riaprire per l’estate è stato ridicolo, ha provocato un ulteriore riduzione dei fatturati, abbiamo ripreso il personale, pagato le bollette, le buste paga. La gente ha risposto alla nostra riapertura ma gli incassi hanno avuto calo enorme. Due chiusure in un anno non si possono tollerare. Il delivery lo facciamo ma non serve a sostentare un ristorante grande, lo facciamo per mantenere il rapporto con il cliente che è il priorità assoluta”.

A Milano il lockdown non funziona

“Oggi e ieri Milano era piena, era come vivere una giornata normale, con la folla in giro ma i negozi e le altre attività tutte chiuse”, aggiunge La Mantia.

“Se teniamo chiuso risolviamo una pandemia, dobbiamo capire che c’è una guerra in corso”.

E sull’equiparazione dei ristoranti alla movida lo chef non ci sta: “È una delle aberrazioni più incredibili del mondo, non è movida la nostra, abbiamo preso tutte le precauzioni. La gente può andare in giro e nei parchi ma non può venire al ristorante”.

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Milano, Coronavirus
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