18:23 25 Novembre 2020
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In cantiere misure di ristoro per quelle attività che non sono state chiuse dal Dpcm, ma hanno comunque subito un calo di fatturato per l'epidemia di Covid19. Lo ha detto il vice-ministro dell'Economia Castelli.

"Come Movimento 5 Stelle pensiamo che nelle prossime settimane, a breve, vada fatto un passo in più, per aiutare altre attività che non sono state chiuse con il Dpcm ma che stanno subendo lo stesso forti cali del fatturato. Su di loro stiamo pensando a una misura che possa dare un ristoro. E' vero che non sono state chiuse ma hanno subito un forte calo del fatturato", lo ha annunciato Laura Castelli, il vice ministro all'Economia e Finanze, ai microfoni di 'Radio 24'.

Le misure devono essere pensate "mano a mano che si verificano le necessità", ha detto indicando la differenza con il precedente lockdown, ma ribadisce la volontà di non ricorrere al Mes per fronteggiare l'emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica. 

"Il Mes è uno strumento di finanziamento che non è vantaggioso, non è un libro dei sogni. Noi non vogliamo utilizzarlo, non è utile. Non è uno strumento di finanziamento conveniente, non serve per scrivere una riforma della sanità futura", sottolinea la vice di Gualtieri. 

Contributi già erogati

I ristori per le attività chiuse, quasi un miliardo di contributi a fondo perduto, sono già stati erogati a distanza di 9 giorni dalla firma del Dpcm dall'Agenzia delle Entrate, che ne ha dato comunicazione sabato mattina. 

Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini ha dato disposizione alle proprie strutture operative di inviare i mandati di pagamento per un importo totale di 964,8 milioni di euro a favore delle 211.488 imprese più colpite dalle misure di contenimento della seconda ondata dell’epidemia COVID-19.

A ricevere i contributi sono anche 154mila bar, pasticcerie, gelaterie e ristoranti per un importo di oltre 726 milioni di euro e 25mila operatori dell’ospitalità per 106 milioni di euro. Sono 32mila i beneficiari con sede nel territorio della Lombardia, più di 20mila nel Lazio, 17mila circa in quattro regioni: Veneto, Campania, Toscana ed Emilia Romagna. Circa 13mila in Sicilia e Puglia, oltre 5mila in Calabria e Marche.

 

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