16:56 24 Novembre 2020
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Se i divieti verranno rispettati, con i miglioramenti sarà possibile riaprire le attività commerciali. Lo ha detto in una intervista a Repubblica il presidente dell'Iss, che ha ricordato come la violazione delle regole fondamentali, cioè mascherina, distanziamento e pulizia delle mani, abbia provocato durante l'estate l'aumento dei contagi.

"Già dalla prossima settimana speriamo di vedere miglioramenti negli indicatori dell’epidemia", ha detto in una intervista a Repubblica il presidente dell'Iss, Silvio Brusaferro, aggiungendo che "se rispettiamo i divieti, potremo ridurre la diffusione del virus e riaprire le attività commerciali“. 

I primi miglioramenti dovrebbero vedersi già nei prossimi giorni. Lo scienziato ha infatti spiegato che gli effetti delle restrizioni si apprezzano "in genere a partire dalla terza settimana" delle misure che sono state prese, quindi "calcolando che il primo Dpcm è stato emesso nella seconda metà di ottobre, questa settimana ne valuteremo l’efficacia“.

Osservato speciale l'indice Rt, che “è il primo che ci aspettiamo di veder decrescere. Se lo portiamo sotto l’1, diminuirà anche il conteggio quotidiano dei nuovi positivi e poi si allenterà la morsa dei ricoverati. L’ultimo fattore che andrà a decrescere è quello dei decessi“.

Se durante la primavera gli italiani “sono stati tutti molto ligi, ora un po’ meno", ricorda Brusaferro. "Non dobbiamo dimenticare la triade mascherina distanziamento e igiene delle mani. Quest’estate l’abbiamo dimenticato e infatti l’epidemia ha ripreso vigore", osserva lo scienziato che sottolinea come "ci dev’essere l’impegno di tutti".

"Chi si occupa di scienza deve rappresentare i dati nella maniera più scientifica possibile - precisa - e lo stesso chi ha il compito di comunicarli. Non esistono scorciatoie, non azzereremo l’epidemia finché non avremo il vaccino, ma possiamo arrivare a una nuova normalità di convivenza col Covid. Se ci atteniamo alle prescrizioni, avremo un Natale diverso dall’anno scorso, ma sereno".

Brusaferro ha anche parlato del rapporto con le regioni che, secondo lui, “è stato costruttivo“. Sulle proteste dei governatori che non hanno accettato l'imposizione di restrizioni aggiuntive sulle proprio regioni, ha ricordato che "le valutazioni del rischio regionale non sono pagelle, ma strumenti tecnici. Nella nostra cabina di regia non si fa politica".

Per comprendere le scelte della cabina di regia è necessario, osserva l'esperto, "spiegare la filosofia che vi sta dietro. La gestione di un’epidemia ha una prima linea, importantissima: individuare precocemente i positivi e i loro contatti stretti, per poi sottoporli alla quarantena. Quando però la curva del contagio scappa via verso l’alto, il tracciamento diventa più difficile se non impossibile. Dal ‘contenimento’ si passa alla ‘mitigazione’".

Le proteste delle regioni

L'ultimo Dpcm del governo, entrato in vigore questo venerdì 6 novembre, ha suddiviso l'Italia in tre fasce di rischio, con zone rosse, dove è stato sostanzialmente reintrodotto un lockdown, arancioni e gialle. Alcuni governatori delle zone rosse e arancioni hanno protestato contro le restrizioni. La Calabria ha impugnato l'imposizione della zona rossa ma il Tar del Lazio ha rigettato l'istanza di sospensione urgente del provvedimento. 

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